
Test gratis per tutti, anche per gli asintomatici. È questo il nuovo passo, più spedito, scelto dalla Confederazione per lottare contro il coronavirus. Non mancano però alcuni interrogativi, in particolare sui controlli a tappeto. La disponibilità non è infinita, i laboratori non sono ancora pronti ad analizzare un numero elevato di campioni e non tutti sono convinti sia la strategia migliore. In Ticino, almeno apparentemente, sembra ci sia quasi una sorta di resistenza...È davvero così? “No”, risponde risoluto il presidente dell’Ordine dei Medici Franco Denti, interpellato dai colleghi di Radio 3i.
I dubbi sui test rapidi
“Il problema è che Berna non ha fatto precisazioni su quali test rapidi utilizzare e quali protocolli seguire. Il Ticino sta quindi attendendo ulteriori informazioni su come autorizzare questi test rapidi perché utilizzarli senza nessun controllo e nessuno obbligo di registrazione, diventa un esercizio molto populista, poco scientifico e di scarsissimo interesse per la sanità pubblica”. Sono soprattutto le aziende che premono per fare questi test, ma attualmente non ci sono abbastanza kit disponibili. “Questi kit non hanno avuto successo come si sperava”, precisa Denti. “Negli asintomatici hanno scarsissimo valore come risultato. Se poi io risultassi positivo a un test rapido, sono obbligato a fare un test PCR per conferma. Quindi non vale molto la pena fare dei test che non sono specifici. Siamo in attesa di test più performanti e di informazioni da parte della Confederazione, che ad oggi non ci sono”. La discussione sul tema, conferma Denti, è comunque in corso. “Siamo pro-attivi e siamo coscienti che dobbiamo dare una richiesta all’economia”.
Come si stanno muovendo le aziende? Albertoni: “La volontà c’è, le possibilità...”
Ma le aziende si stanno effettivamente muovendo per fare test a tappeto? Secondo il direttore della Camera di Commercio ticinese Luca Albertoni, sempre interpellato dai colleghi di Radio 3i, l’interesse c’è, ma anche una certa prudenza. E per ora le sollecitazioni sono poche: “Il principio è sicuramente interessante e la volontà delle aziende c’è. Poi come questa procedura possa essere attuata e messa in pratica per tutti è abbastanza incerto. Al momento non sappiamo ancora esattamente come verranno organizzati questi elementi, come saranno le capacità di analisi di laboratori e quindi i tempi di reazione. Le aziende che ci hanno sollecitato le abbiamo reindirizzate ai centri che sono autorizzati a fare i test. La maggioranza delle aziende per ora osserva e cerca di capire come può essere l’implicazione dal punto di vista logistico e organizzativo”. L’Associazione è comunque in contatto con le autorità cantonali per capire come procedere. “Credo che i Cantoni stessi, non solo il nostro, abbiano delle difficoltà per definire le procedure e gli aspetti pratici. In questa fase è molto importante cercare di collaborare tra pubblico e privato per trovare le soluzioni migliori”.
E la popolazione? “Aumento considerevole di chiamate”
I privati cittadini come hanno reagito di fronte a questo cambio di strategia? Vogliono farsi testare? Di sicuro non c’è stato l’assalto nelle farmacie, ma c’è tanto bisogno di informazione, conferma Federico Tamò, portavoce dell’Ordine e titolare della farmacia Malè. “Questa mattina c’è stato un aumento considerevole di chiamate per chiedere informazioni, in particolare sulla presa a carico, come funziona e cosa bisogna fare”. I test fai da-te, tuttavia, non saranno in commercio “prima della fine di marzo-inizio aprile”, ha precisato Malè. Quindi al momento non sono ancora disponibili, “né da noi, né in nessuna altra farmacia svizzera”. Per i test rapidi già esistenti invece “c’è stato un aumento della domanda e gli appuntamenti si stanno riempendo”. Ma per ora non ci sono problemi per quanto riguarda l’approvvigionamento. “C’è più disponibilità rispetto a quando si testava prima. Sarà da vedere nel corso delle prossime settimane come evolverà il volume di test. Al momento però non è una delle grosse preoccupazioni”.
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