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Ticino
Test di massa: positivi alle critiche
Foto CdT/ Chiara Zocchetti
Foto CdT/ Chiara Zocchetti
Redazione
5 anni fa
Da parte delle associazioni di imprese e docenti si sollevano critiche alla strategia per i test annunciata oggi dal Cantone.

L’impegno finanziario e logistico per fare i test di massa preoccupa le aziende. La decisione di non farli nelle scuole preoccupa i docenti. La strategia decisa oggi dal Canton Ticino per introdurre la strategia decisa dalla Confederazione solleva le prime critiche.

“Sarà difficile un’adesione di massa”

“Le aziende dal profilo logistico e amministrativo dovranno assumersi un onere non indifferente e bisogna sapere che in Ticino la stragrande maggioranza delle aziende sono medio-piccole e non sono quindi particolarmente strutturate. Ritengo che con questa modalità si chieda uno sforzo piuttosto importante alle aziende che avranno dei problemi ad attuare questa strategia, per cui ci saremmo aspettati un supporto maggiore”, ha dichiarato il presidente di Aiti Fabio Regazzi intervistato da Teleticino. “La seconda perplessità è legata ai costi, perché in definitiva si chiede di dover gestire questi test facendo capo a delle persone che saranno inevitabilmente esterne all’azienda e quindi con gli indennizzi che vengono proposti si copre solo una parte dei costi effettivi e a noi non va molto bene”. Regazzi ha spiegato che anche nella sua azienda dovrà valutare cosa comporterà svolgere i test dal punto di vista pratico prima di decidere se aderire. “Qui ci si chiede di svolgere un compito al quale non siamo abituati, che non abbiamo mai fatto”, ha detto. “Cercheremo di fare la sensibilizzazione che si impone, ma la mia paura è che a fronte di questi oneri, sarà un po’ difficile che ci sarà un’adesione di massa”.

“Sono un po’ sorpreso”

Se da un lato le aziende sono preoccupate per come dovranno fare i test, a scuola la preoccupazione è un’altra. “Sono un po’ sorpreso nel constatare come da una parte a livello federale ci venga consigliata una strategia che viene anche sostenuta dalla task force e a livello cantonale non viene ripresa”, ha dichiarato Gianluca D’Ettorre, del sindacato docenti OCST, a Teleticino. L’auspicio dei docenti era di una “maggiore determinazione da parte del governo nel sensibilizzare i genitori nell’applicare anche privatamente i test”, ha spiegato D’Ettorre, facendo l’esempio di molti allievi che restano a casa malati e poi tornano senza aver fatto alcun test. “E di sicuro anche una maggiore attenzione al personale, quindi prevedere dei test almeno per i docenti delle sedi più grandi, dove ci sono più contatti. L’ideale a nostro giudizio sarebbe stato seguire le raccomandazioni federali e quindi in maniera regolare e periodica fare dei test nelle scuole”, ha detto. Il Decs oggi ha difeso la strategia spiegando che questa finora ha permesso la scuola in presenza. “Anche i docenti e i sindacati hanno sempre sostenuto la scuola in presenza, che è un fiore all’occhiello del Ticino e della Svizzera se confrontato con cosa accade in altri Paesi”, ha risposto il sindacalista. “Faccio però notare che in altri Paesi dove c’è la scuola a distanza hanno addirittura vaccinato i docenti che non lavorano in presenza. Noi lavoriamo in presenza, non siamo vaccinati e non veniamo neanche testati. Questo crea una certa preoccupazione”.

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