
Il Cantone ha presentato ieri la versione definitiva della strategia cantonale di applicazione dei test di massa, che concerne soprattutto le aziende. Una strategia che entra formalmente in vigore lunedì 26 aprile e che ha subito degli adeguamenti rispetto alla prima bozza fornita lo scorso 26 marzo. Il cambiamento riguarda in particolare le condizioni per ottenere il riconoscimento finanziario di 34 franchi per i test rapidi antigenici. Quest’ultimo è infatti previsto solo per le aziende considerate ad alto rischio (niente telelavoro, contatto stretto tra persone e inferiore a 1,5 metri di distanza, luogo di lavoro al chiuso. A questo si aggiunge un numero di dipendenti uguale o superiore a 10, e la partecipazione ai test di almeno il 60% deo collaboratori). Se l’azienda non è considerata ad alto rischio il rimborso per il test rapido antigenico è invece di 8 franchi, a cui si aggiunge il contributo cantonale di 4 franchi (ma solo per il primo mese).
Ora si tratta di capire quante aziende aderiranno al programma di test, che resta comunque facoltativo. Secondo le stime di Daniele Fumagalli, aggiunto al direttore della Divisione dell’economia del DFE, delle 40mila aziende che si sono fatte avanti, ve ne sono circa 4’000 che, per numero di dipendenti, possono chiedere di partecipare a questa strategia. “Dal sondaggio che abbiamo condotto con le associazioni economiche è risultato un potenziale interesse concreto di circa 2’000 aziende”, ha dichiarato ai microfoni di Teleticino. È possibile però che questo numero “diminuisca per il fatto che vi sia la possibilità di fare test individuali e in farmacia”.
Ancor più scettico il direttore di AITI Stefano Modenini, secondo cui poche aziende rispettano tutti i requisiti imposti dalla Confederazione per ricevere il massimo rimborso. “Sono cambiate le condizioni perché la Confederazione ha inasprito le condizioni per avere il rimborso di 34 franchi sui test rapidi. Dubitiamo che vi siano molte aziende che possano soddisfare queste condizioni, come ad esempio le aziende che non possono fare telelavoro o che hanno personale a meno di un metro e mezzo di distanza. Le aziende che non soddisfano queste condizioni avranno quindi un rimborso inferiore. L’alternativa sarà quindi quella di indirizzarsi verso i test PCR in pool. Sono test salivari che però hanno una procedura più laboriosa e che necessitano laboratori di analisi. Staremo a vedere quale sarà il responso”.
Proprio poche settimane fa l’associazione aveva fatto un’inchiesta interna per capire la disponibilità delle aziende. “Circa il 50% delle aziende si era detto disponibile, ma si parlava ancora di un rimborso di 34 franchi”, rileva ancora Modenini. “Con un importo inferiore i costi a carico delle aziende potrebbero aumentare”. Il timore, quindi, è che a queste condizioni “non ci sia un gran seguito”.
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