
"Non vi è alcuna prova che l'impiego di lavoratori frontalieri abbia aumentato il rischio di disoccupazione dei lavoratori nativi" scrive l'Istituto di ricerche economiche dell'Università della svizzera italiana nel suo studio sulla libera circolazione, realizzato grazie a un sondaggio tra 328 aziende ticinesi.
Una conclusione, quella dell'IRE, che fa storcere più di un naso tra i politici ticinesi.
In particolare quelli di Sergio Savoia (Verdi) e Marco Chiesa (UDC), i quali hanno inoltrato questa mattina un'interrogazione al Governo per chiedere lumi sullo studio dell'IRE.
"Studio IRE su frontalieri: quanto costa al contribuente ticinese?" è il titolo dell'atto parlamentare di Savoia e Chiesa, i quali pongono al Consiglio di Stato quattro domande:
"Il Governo condivide le conclusioni dello studio?"
"Ritiene che una intervista tra coloro che si avvantaggiano economicamente del lavoro frontaliero costituisca una base scientifica sufficiente per avvalorare tesi spericolate come quelle presentate sui mezzi di comunicazione?"
"Quanto è costato lo studio e chi lo ha pagato?"
"Perché non si è deciso di valorizzare studi e indagini già svolte dall’USTAT invece di assegnare un ennesimo mandato, peraltro svolto con modalità alquanto discutibili?"
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