
Una studentessa della SUPSI ha provato a ricorrere fino al Tribunale federale (TF) per opporsi alla bocciatura della sua tesi di laurea, valutata in maniera insufficiente a inizio settembre 2016 dall’apposita commissione composta dal responsabile del corso, dal relatore, da un terzo professore e da un’esperta esterna. Dopo essere stata informata della mancata certificazione la ragazza aveva contestato la valutazione della tesi davanti al Dipartimento per mezzo di un reclamo, poi respinto il 14 novembre 2016.
La decisione dipartimentale era stata in seguito confermata sia dalla Direzione generale della SUPSI il 17 marzo 2017 sia dal Tribunale cantonale amministrativo (TRAM), espressosi in merito con sentenza del 26 gennaio 2018. Nel suo ricorso la studentessa aveva lamentato un presunto caso di mobbing e aveva fatto leva sul fatto che la discussione non fosse stata verbalizzata, cosa che a suo dire avrebbe comportato una violazione della Costituzione.
Il seguito alla decisione della Corte cantonale, la ricorrente aveva impugnato detto giudizio davanti al Tribunale federale, chiedendo l'annullamento dello stesso e il rinvio dell'incarto alle autorità cantonali, nonché il riconoscimento dell'assistenza giudiziaria.
I giudici di Mon Repos le hanno però dato torto, confermando quanto deciso dal TRAM e, quindi, la bocciatura della sua tesi. La Corte federale non ha condiviso le critiche relative alla prova sostenuta, sul cui esito "non avevano avuto influenza elementi estranei (in particolare, il presunto caso di mobbing)". La ricorrente, in sostanza, "non aveva apportato nessun elemento atto a scalfire la pertinenza del giudizio datone" e "lo svolgimento dell'esame non era nemmeno stato viziato da un punto di vista formale, in quanto la giurisprudenza in materia non chiede che una prova orale sia verbalizzata sul momento".
Inoltre, si legge nella sentenza del 20 settembre scorso pubblicata ieri, "al posto di confrontarsi compiutamente con le considerazioni dei giudici ticinesi (...), la ricorrente si limita genericamente a contestarle, usando invero spesso anche toni fuori luogo, rispettivamente a contrapporvi una serie di domande".
La ricorrente dovrà inoltre pagare 1'000 franchi di spese giudiziarie.
(Foto esemplificativa)
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