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Ticino
Terza misura di Merz contro lo scudo
Redazione
17 anni fa
Dopo il blocco dei negoziati sulla doppia imposizione e la nomina di Renzo Respini quale consulente costituita una task force

Il Consiglio federale ha ribadito oggi di voler evitare un inasprimento della vertenza fiscale tra Svizzera e Italia, ma una ripresa delle trattative sull'accordo bilaterale di doppia imposizione non è all'ordine del giorno. Il prossimo passo per uscire dalla crisi è la costituzione di un gruppo interdipartimentale incaricato di elaborare una strategia per normalizzare le relazioni tra i due Paesi, ha annunciato Hans-Rudolf Merz. Il presidente della Confederazione parla di "conflitto", ma sottolinea che la vertenza è esclusivamente fiscale: "tale deve rimanere e in tale ambito va risolta", ha affermato durante la consueta conferenza stampa al termine della seduta governativa. Cercare il confronto con Roma sarebbe "sciocco", ha aggiunto, ricordando i profondi legami che uniscono i due Paesi in vari ambiti. Tuttavia il Consiglio federale intende difendere gli interessi della Confederazione e del Ticino e la costituzione del gruppo di lavoro - che comprende rappresentanti dei Dipartimenti federali delle finanze (DFF), degli affari esteri (DFAE) e dell'economia (DFE) - è una risposta in questo senso. Il gruppo - diretto da Urs Ursprung, direttore dell'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) e di cui fa parte anche l'ex consigliere di Stato ticinese Renzo Respini, recentemente nominato consigliere per le questioni fiscali con l'Italia - non prenderà misure a breve termine e se mai dovesse farlo in futuro, lo farà solo a livello fiscale. Il capo del DFF ha informato il collegio sulla situazione. Il 30 settembre, quando l'accordo bilaterale di doppia imposizione era pronto per essere parafato, la delegazione italiana non ha firmato, ha affermato Merz. Ad inizio ottobre, in un incontro a Istanbul, il ministro italiano delle finanze Giulio Tremonti ha spiegato "con franchezza" a Merz che l'Italia avrebbe messo l'accento sulla concretizzazione dello scudo fiscale. La Svizzera non critica un provvedimento legittimo di uno Stato sovrano, ma è perplessa su iniziative "brusche" che lo accompagnano come il "blitz" nelle sedi italiane delle banche elvetiche. In seguito a tutti questi avvenimenti, il capo del DFF ha "deciso da solo di sospendere le trattative" sulla doppia imposizione. Facendo indirettamente riferimento a critiche mediatiche, Merz ha sottolineato che la decisione era della competenza del DFF e del suo direttore e non dell'insieme del Consiglio federale. Le trattative con l'Italia sono state "difficili", ma la Confederazione ha conosciuto situazioni analoghe con altri Paesi come l'Argentina. La ripresa delle discussioni bilaterali non dovrebbe intervenire prima della fine dello scudo fiscale alla metà di dicembre, ritiene il consigliere federale. La ministra dell'economia elvetica Doris Leuthard, che domani a Roma incontrerà il suo omologo italiano Claudio Scajola, non è stata incaricata di discutere della questione. È tuttavia probabile che il tema sia affrontato in modo informale, ha ammesso Merz. La presunta presenza di spie italiane in Ticino non è stata discussa dal Consiglio federale, ha detto all'ATS il portavoce governativo André Simonazzi. Per Ursprung si tratta di "voci, non sostenute da prove". L'AFC ha comunque trasmesso l'informazione al DFF. Il capo del DFF si è espresso anche sull'accordo relativo alla fiscalità del risparmio ritenuto insufficiente in Italia. Merz ha affermato di comprendere che la facilità con cui il testo può essere aggirato crei malumore. Ma il ministro delle finanze ha ricordato che non si tratta di un accordo bilaterale tra Berna e Roma, ma tra la Svizzera e l'Unione europea (Ue). Il capo del DFF ha ampiamente illustrato ai media gli sforzi elvetici per trovare una soluzione alle questioni di politica fiscale con la vicina Penisola. I negoziati in vista della revisione dell'accordo di doppia imposizione sono iniziati nel 2001. Nel 2007 un testo pronto per la firma è stato presentato alle autorità di Roma, ma l'Italia

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