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Terrorismo: spunta una pista comasca?
Terrorismo: spunta una pista comasca?
Terrorismo: spunta una pista comasca?
Redazione
10 anni fa
Secondo gli inquirenti italiani, a Como vi sarebbe una connessione con una filiera di reclutamento "attiva in Ticino"

Dopo la conferma delle indiscrezioni che parlavano di un legame tra il dipendente della Argo One con Abderrahim Moutaharrik, il marocchino campione di kickboxing che si muoveva tra il Ticino, il Comasco e il Lecchese (e che per diverso tempo si era allenato presso una palestra del Luganese) condannato lo scorso 14 febbraio a Milano a 6 anni di reclusione, vi potrebbe essere un ulteriore connessione tra l’operazione antiterrorismo di ieri e l'Italia.

Già nel mese di dicembre, infatti, i media comaschi avevano riportato di una possibile cellula di reclutamento dello Stato islamico attiva in Ticino. Sia il Corriere di Como che La Provincia di Como avevano evidenziato legami tra questa presunta cellula e i vertici del controverso centro culturale di via Domenico Pino a Como, da anni sotto osservazione da parte delle autorità italiane. E proprio in via Pino, sostengono gli inquirenti italiani, era stata rilevata una "stabile connessione operativa" con una filiera di reclutamento jihadista stanziata in Canton Ticino, con emissari notati presso il luogo di culto di Camerlata.

La notizia era tornata d’attualità in seguito all'espulsione di un membro del centro, il 49enne tunisino Belgacem Ben Mohamed Belhadj, a causa delle sue posizioni troppo estreme. Attivo presso il centro culturale comasco da undici anni è stato per anni un osservato speciale della Magistratura, in particolare nell'ambito di un'inchiesta su una filiera di arruolamento che si occupava di inviare aspiranti jihadisti in Cecenia.

Inoltre sembra che diversi emissari di non meglio precisate "comunità islamiche svizzere" siano stati visti presso il centro di via Pino a Camerlata in occasione di incontri “presumibilmente svolti per discutere del reclutamento di giovani aspiranti jihadisti intenzionati a raggiungere Siria, Libia e altri teatri di guerra”.

Il Ministero pubblico della Confederazione, da noi contattato, ha preferito per il momento non rilasciare ulteriori informazioni.

Intanto parre che anche il secondo cittadino turco indagato e attualmente a piede libero avesse dei contatti con Moutaharrik.

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