
Nonostante le indagini nei suoi confronti non abbiano messo in luce nulla di scorretto, l'uomo d'affari italo-egiziano Youssef Nada rimarrà nella lista svizzera dei sospettati di terrorismo. Lo ha stabilito il Tribunale federale, che ha confermato le decisioni prese dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO) e dal Dipartimento federale dell'economia: secondo i giudici la Confederazione è legata all'elenco antiterrorismo dell'ONU e non può quindi stralciare un nominativo. Nel 2001 Youssef Nada, la sua finanziaria luganese Al-Taqwa e altre società erano stati inseriti nella lista delle Nazioni Unite sui soggetti collegati ai talebani, a Osama Bin Laden o a al Qaida. La Svizzera si era affrettata ad aggiornare di conseguenza anche la sua relativa ordinanza. Come conseguenza vennero bloccati tutti i beni di Nada, e nei suoi confronti venne decretato un divieto di entrata nella Confederazione: visto che l'interessato vive a Campione, questa disposizione equivaleva in pratica ad una sorta di arresto domiciliare. Nel 2005 la vasta inchiesta del ministero pubblico della Confederazione era finita completamente nel nulla. Nada, oggi 76enne, aveva quindi chiesto di essere tolto dalla lista dei sostenitori del terrorismo, ma le autorità elvetiche gli hanno risposto picche. Per il TF tutto ciò è corretto: le decisione sulle sanzioni del consiglio di sicurezza dell'ONU sono vincoltanti per tutti gli stati membri. Non è possibile un cancellamento autonomo dalla lista: l'unica eccezione, secondo i giudici, potrebbe essere ammessa se venissero violate disposizioni imperative del diritto internazionale pubblico, come il diritto alla vita o la proibizione della tortura o della schiavitù. Altri diritti fondamentali - come la libertà economica - non figurano fra questi, puntualizza la corte. Nada può chiedere lo stralcio all'ONU (cosa che ha peraltro già fatto, il procedimento è pendente): il TF ammette che questa prassi è contraria al diritto a poter ricorrere davanti al giudice contro una decisione. Ma la Svizzera può aiutare Nada solo certificando l'archiviazione dell'inchiesta nei suoi confronti. La lista nera dell'ONU è da tempo al centro delle critiche. Il 12 novembre la Commissione affari legali e diritti umani dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, approvando un rapporto del relatore Dick Marty ha stabilito che le procedure adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dall'Unione europea nella stesura delle cosidette liste nere «sono totalmente arbitrarie e non hanno qualsivoglia credibilità». Secondo il consigliere agli stati ticinese «oggi un serialkiller ha più diritti di un uomo che si trova in un elenco di terrorismo». ATS
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