
Sono collegate tra loro l'operazione che ha portato al fermo del 36enne svizzero, titolare di una ditta di sicurezza del Bellinzonese, e la vasta operazione antiterrorismo sfociata nell'apertura di un procedimento penale nei confronti di due cittadini: il primo con doppia nazionalità svizzera-turca, già finito in manette, il secondo di nazionalità turca (vedi articoli SUGGERITI). La prima inchiesta è stata condotta dalla Procura cantonale, la seconda dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC).
I due cittadini turchi, ricordiamo, sono indagati dall'MPC per violazione della legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni associate, per sostegno o partecipazione a un’organizzazione criminale e per violazione del divieto di rappresentazione di atti di cruda violenza. Vi è il sospetto che siano state reclutate persone a favore dello Stato islamico o di organizzazioni associate.
Non si può escludere che tali opere di proselitismo siano avvenute anche tra le mura del centro asilanti di Camorino, presso il quale il cittadino svizzero-turco lavorava come impiegato della ditta di sicurezza.
Le inchieste restano in ogni modo separate e il titolare della ditta non risulta indagato per terrorismo. Quest'ultimo è sospettato di aver infranto la legge sul lavoro e quella sulle attività private di investigazione e sorveglianza. L'uomo è pure indagato per usura, sequestro di persona e altri atti di violenza nei confronti di almeno un richiedente l'asilo ospitato presso il centro di Camorino. L'attività di sicurezza del centro è nel frattempo stata affidata ad un'altra società.
Il Ministero pubblico della Confederazione, da noi contattato, non ha voluto rilasciare ulteriori informazioni sul secondo indagato, cittadino turco, e sul luogo di culto perquisito.
"Quello di oggi, se confermato dagli inquirenti, potrebbe essere il primo caso di un reclutatore arrestato in un'indagine per terrorismo in Svizzera" commenta il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. "L'inchiesta è partita grazie al lavoro dell'intelligence ticinese, che ha segnalato i suoi sospetti a Berna. Questo dimostra che la collaborazione tra Cantone e Confederazione è fondamentale per contrastare la piaga del terrorismo: avanti così!"
Ascolta l'intervista di Radio 3i al portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli nell'AUDIO allegato.
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