
I deputati socialisti Ivo Durisch e Carlo Lepori hanno inoltrato un'iniziativa parlamentare generica nella quale chiedono di modificare la legge edilizia cantonale per una gestione più parsimoniosa del territorio orientata a uno sviluppo regionale sostenibile e di qualità. Un'iniziativa che giunge, tra l'altro, dopo che nel Mendrisiotto sono state rilasciate licenze edilizie che hanno suscitato un certo malcontento, come quelle alla Distico SA per uno stabilimento logistico di 140mila mc a Genestrerio, alla Upsilon Properties Sa per l'edificazione di un magazzino a Novazzano e quella più recente per l'insediamento di un call center sempre a Novazzano.
"Negli ultimi dieci anni" sottolineano i due granconsiglieri, "le zone industriali e artigianali del Sottoceneri si sono saturate ad una velocità non sostenibile. Gli appezzamenti di terreno edificabile sono diventati sempre più rari e il loro costo è andato alle stelle. La domanda da parte di ditte internazionali, che spesso hanno quale attività la logistica, non tende a diminuire. Sempre più arrivano anche richieste di insediamento da parte di ditte di servizi, in alcuni casi legate alla logistica, a volte avulse da ogni contesto economico locale. È questo il caso dei call center internazionali o delle agenzie di viaggio virtuali".
Secono Durisch e Lepori, a parte le ricadute fiscali dirette, dovute principalmente alle imposte alla fonte, al territorio resta ben poco, sia in termini di posti di lavoro, che in termini di ricaduta economica complessiva.
"Possiamo sicuramente dire" sottolineano i due deputati, "che la saturazione del fondo valle, causata da una esplosione di richieste di insediamenti, ha causato costi infrastrutturali ragguardevoli (vedi nuovo svincolo autostradale di Mendrisio e riassetto viario del comparto San Martino). Da questa “febbre dell’oro” i residenti hanno tratto ben poco, anzi! Di fatto hanno subito un sensibile peggioramento della qualità di vita (vedi collasso stradale e qualità dell’aria) e un progressivo deterioramento del mercato del lavoro, per non parlare dei danni irreversibili al paesaggio".
L'impressione, sempre secondo i due socialisti, è che si sia data troppo poca importanza al tipo di attività che si stava insediando, confondendo spesso lucciole “fiscali” con lanterne. "Per dirla in altre parole si è accettato di tutto senza gettare uno sguardo più in là del proprio orticello per vedere le reali conseguenze economiche e sociali nel paese".
A questo punto Durisch e Lepori sorgono spontaneee le seguenti domande: "Le licenze edilizie che sono state rilasciate nelle zone industriali artigianali sono tutte conformi alle norme di attuazione dei piani regolatori dei rispettivi comuni? I giganteschi capannoni di logistica, di fatto enormi magazzini con pochi posti di lavoro, possono essere considerati una vera attività produttiva, come spesso viene richiesto dalle norme di attuazione di molti piani regolatori? Non sarebbe stato meglio indirizzare società che producono servizi (come ad esempio la progettazione e il design o i call center) all’interno dei centri urbani dove la capillarità e la frequenza dei trasporti pubblici è garantita?"
Se si leggono le norme di attuazione di alcune zone produttive del Mendrisiotto, ci si rende conto che la risposta non è ovvia, ribadiscono i due deputati. Ma per una gestione più parsimoniosa del territorio, Durisc e Lepori propongono di cambiare la legge edilizia cantonale per chiamare più attivamente in causa il Cantone, nel suo ruolo di garante per quanto riguarda la conformità della zona.
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