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Territorio, "C'è ancora potenziale di crescita"
Territorio, "C'è ancora potenziale di crescita"
Territorio, "C'è ancora potenziale di crescita"
Redazione
10 anni fa
Lo sviluppo futuro del Ticino al centro del dibattito de I conti in Tasca. Galfetti: "Manca concretezza progettuale""

Dopo lo sviluppo frenetico degli ultimi decenni, la nuova legge federale sul territorio, entrata in vigore circa due anni fa, invita a un uso parsimonioso del suolo, ponendo l’accento su uno sviluppo centripeto e che sia orientato al trasporto pubblico. Ma in Ticino c’è ancora spazio per costruire e come ci si vuole muovere in futuro? Queste le tematiche che hanno alimentato il dibattito andato in onda questa sera a "I Conti in tasca".

Per Paolo Poggiato, capo sezione dello sviluppo territoriale del Dipartimento del territorio, c’è ancora potenziale di crescita, anche se la materia è complessa: “Stiamo analizzando tutte le zone edificabili in base ai 233 piani regolatori (ndr. i comuni sono 103). In base alle analisi abbiamo una disponibilità teorica, e sottolineo teorica, per 170mila abitanti in più, che corrispondono a circa 90mila posti di lavoro. Dati che tuttavia non vanno strumentalizzati. Un quarto dei terreni sono zone edificabili, mentre ci sono ancora riserve di terreni che sono sotto sfruttati. Lo sviluppo futuro dovrà tenere conto sì della quantità, ma in ugual misura della qualità". 

Il vicepresidente della STAN Benedetto Antonini ha salutato positivamente i limiti che pone la legge (“Per fortuna è arrivata la Confederazione a salvarci dalle nostre esagerazioni”), ma ha anche messo in guardia sul pericolo che possano venir distrutti patrimoni storici. “L’indice di sfruttamento proposto dai piani regolatori è molto più alto rispetto allo spazio che occupano le villetta dell’800 nei quartieri della prima espansione (prima metà del ‘900). Un discorso che non vale per i nuclei, dove le case sono addossate l’una accanto all’altra e si possono ancora ricavare spazi”.

Mauro Galfetti, architetto e presidente della Federazione svizzera degli urbanisti, ha sì lodato i propositi e i principi teorici che porta avanti la legge, ma ha ribadito che nella pratica mancano gli strumenti necessari o adeguati per attuarla. “La Confederazione fa leggi quadro e dà indicazioni ai Cantoni, ma manca una concretizzazione progettuale”. C’è inoltre scarsa conoscenza, ha aggiunto, sugli enti intermedi (piani d'agglomerato, commissione regionale dei trasporti, ecc...), sia da parte degli amministratori comunali, che da parte del cittadino. Quest’ultimo vien spesso messo di fronte al fatto compiuto e non ha la facoltà di ricorrere contro un ente intermedio. Una lacuna a cui, secondo Galfetti, bisogna porre rimedio.

Gianluigi Piazzini, presidente CATEF, ha invece lamentato una mancanza di visione futura per il Cantone e che troppo spesso in Ticino non c’è compattezza nel portare avanti delle idee, come è per esempio successo per la stazione sul Piano di Magadino nell’ambito di AlpTransit. “Perdiamo importanti scomesse in questo modo…”

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