
Terapie prescritte dai medici, inizialmente rimborsate e con effetti positivi, che a un certo punto non vengono più coperte dalle casse malati. È quanto denunciano alcuni pazienti ticinesi che utilizzano medicamenti a base di cannabis e che, dopo lo stop ai rimborsi, hanno visto peggiorare le proprie condizioni di salute. A raccogliere le testimonianze è Gennaro Ausiello, presidente dell’associazione CanMedTicino. «Mi è stata pagata una terapia per una malattia neurologica e funzionava. Poi il rimborso è stato interrotto senza spiegazioni», racconta. Oggi è in causa con la cassa malati.
Altri casi
Situazioni simili emergono da altri casi: pazienti che avevano ritrovato stabilità, ridotto i sintomi o persino ripreso a lavorare, ma che dopo l’interruzione della copertura hanno registrato un rapido peggioramento della salute. «Ci sono disparità nelle decisioni delle casse malati e come presidente dell’associazione sto raccogliendo le storie di tanti pazienti», racconta Ausiello a Ticinonews.
L'accesso alle cure
Dal 2022, in Svizzera ogni medico può prescrivere cannabis a scopo terapeutico. Il problema, però, resta il costo e l’incertezza dei rimborsi. «Ci troviamo in una situazione paradossale: non esistono linee guida federali uniformi e tutto è lasciato alle decisioni delle casse malati», sottolinea Ausiello. «Questo porta a disparità evidenti: ci sono patologie «minori» rimborsate da anni, mentre altre più gravi non ottengono alcuna copertura. Due pazienti con condizioni simili possono inoltre ricevere decisioni completamente diverse».
Il rimborso
Stando alle cifre fornite dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, rispondendo a un atto parlamentare, circa 1’160 persone fanno uso di canapa a fini medici, ma secondo CanMedTicino le stime potrebbero essere maggiori visto che non tutti i medici notificano la terapia. Delle terapie segnalate, solo l’11% è rimborsato parzialmente o completamente, si legge nella risposta all'atto parlamentare. «Si tratta di rimborsi su singoli casi, sulla base di autorizzazioni delle casse malati, oppure di coperture tramite assicurazioni complementari. A causa della mancanza di prove sufficienti in termini di efficacia, appropriatezza ed economicità, al momento nessun medicamento a base di cannabis è inserito nell'elenco delle specialità, il che consentirebbe un rimborso a carico dell’assicurazione di base obbligatoria».
Cosa chiede l'associazione
La richiesta dell'associazione è dunque un intervento a livello federale per definire criteri uniformi e garantire maggiore sicurezza ai pazienti. «Non chiediamo privilegi, ma trasparenza e continuità terapeutica», conclude Ausiello. «Per molti pazienti con dolore cronico, sclerosi multipla, spasticità o altre patologie, il nodo non è più la prescrizione medica, bensì il costo mensile e l’incertezza delle decisioni delle casse malati. Dietro ogni pratica respinta non c’è un numero, ma una persona che torna a soffrire».

