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Ticino
Tentato assassinio di Solduno: condannato a 17 anni
Filippo Suessli
3 anni fa
È stato condannato a 17 anni per tentato assassinio il 22enne del Canton San Gallo che nel 2021 sparò a Solduno all’ex fidanzata.

“Le ha sparato con un’arma come quelle che si usano a caccia per uccidere i cinghiali”. Ben si riassume in questa frase del giudice Siro Quadri il perché la corte ha scelto di condannare per tentato assassinio il 22enne che il 21 ottobre 2021 a Solduno sparò all’ex fidanzata, ferendola gravemente. “L’imputato per questa corte è un assassino”, ha tuonato il giudice decretando una condanna a 17 anni di detenzione da scontare in un istituto chiuso. Il reato, appunto, tentato assassinio. “Non ha agito per amore, ha agito per possesso e troppo spesso questi atteggiamenti vengono giustificati o sottovalutati”, ha anche chiarito il giudice.

“Un tema sottovalutato”

A rendere ancor più grave l’agire dell’uomo è appunto il movente: la vendetta per la relazione interrotta dall’ex fidanzata. “Si parla di un tema che ultimamente è troppo presente nella società e spesso è sottovalutato perché non se ne parla a sufficienza”, ha detto Quadri. “Una relazione deve essere equilibrata, non deve essere sbilanciata né da una parte né dall’altra. Se questo succede bisogna suonare un campanello d’allarme, come ha fatto la vittima. Se una relazione diventa ossessiva, uno non deve subire i sensi di colpa ma ribellarsi”.

“La considerava una sua proprietà”

“Era galante e comprensivo, la trattava come una regina. Lei pensava che lui fosse l’amore della sua vita. Ma a volte le mandava anche dei segnali negativi e alla fine lei li ha visti. Si è resa conto che lui aveva due facce: da un lato era gentile, dall’altro era morboso e geloso. Voleva dominarla, possederla, umiliarla”. Così la corte ha descritto la parabola della relazione tra vittima e imputato che ha portato alla rottura tra i due e poi al tragico epilogo dell’ottobre 2021. “Lui non ha minimamente accettato la rottura, da qui sono nati i sentimenti di odio e vendetta verso colei che lui reputava una sua proprietà”. Tanto che lui ha creato un piano, piano che portava il nome della vittima. “Lui si è sempre giustificato dicendo che voleva solo parlare con la vittima, non è credibile. Questo si contraddice con quello che lui ha fatto e preparato prima dell’incontro”. Addirittura il giorno dello sparo era il 111esimo giorno dalla fine della relazione tra i due, e secondo la corte non è stata una coincidenza, ma è stata una data scelta dall’imputato.

“Aveva il tempo per riflettere”

Il viaggio in treno dal Canton San Gallo è stato lungo abbastanza per poter riflettere e ritornare sui suoi passi. Ma non è successo, anzi il piano era stato preparato meticolosamente: con vestiti e strumenti acquistati apposta, con un nuovo telefono e quant’altro. “Questa è una lunga premeditazione”, ha detto Quadri, secondo il quale il piano contemplava l’eliminazione anche del nuovo fidanzato, perché aveva gli strumenti necessari, per esempio le manette, per due persone. “Anche se il programma è stato interrotto, il fil rouge era nelle migliore delle ipotesi drogare le vittime mentre erano legate. Era un disegno criminale e non sembra che l’imputato abbia capito la gravità di quello che è successo”.

“Non sa amare, conosce solo la rabbia"

“Le sue relazioni finiscono così”, ha detto il giudice. “Non sopporta di perdere il controllo sulle persone”. Secondo la perizia, l’imputato soffre di narcisismo: “Ciononostante, non ha allucinazioni, non ha dispercezioni. Sa quello che vuole, sa quello che fa. La scemata imputabilità è solamente lieve secondo il perito”. E continuando a leggere la perizia ha detto: “Non sa amare, la rabbia è l’unico sentimento a cui ha accesso”. Questo però non può essere un'attenuante importante secondo la corte.

Assassinio solo tentato per pura fortuna

 Quello commesso a Solduno nel 2021 è stato un tentato assassinio, secondo la corte, che è rimasto al grado di tentato per pura fortuna, perché la vittima viveva vicino all’ospedale. “Se l’ospedale fosse stato a 15 chilometri sarebbe stato un assassinio”, ha detto il giudice. Per questo il reato è da punire come, o quasi, se fosse stato compiuto. “Si deve fare curare, subito”, ha aggiunto il giudice giungendo alle conclusioni e alla condanna.