
C’è tensione tra l’UDC e Il Centro che in occasione dei rispettivi Comitati cantonali si sono punzecchiati su più fronti. Ad iniziare, martedì sera ad Arbedo, l’UDC. Il suo presidente, Piero Marchesi, infatti, accusa Il Centro di non essere più “un alleato borghese, ma il cavallo di Troia dello statalismo”. Pronta la risposta del presidente centrista Fiorenzo Dadò che ieri sera a Sant’Antonino ha difeso il suo partito: “Il Centro non è mai stato un partito borghese” e rincarato la dose “noi non abbiamo ricchi padroni che ci dettano l’agenda e ci finanziano”.
"Fronte borghese impoverito"
Dal canto suo, Marchesi vede il “fronte borghese impoverito dalla partenza verso sinistra del Centro”. “Ogni nuova spesa -prosegue- votata con la sinistra, ogni rinuncia al rigore finanziario, ogni 'buona intenzione' senza coperture porta a una sola conseguenza: più tasse domani”. L’ultima in ordine di tempo, dice l’UDC, è quella di allinearsi in materia di assegni familiari con il fronte progressista. Non è però finita qua, perché Dadò ricalca l’allegoria greca del suo omologo democentrista definendolo il “Prometeo nostrano che dispensa soluzioni miracolose e lezioni un po’ a tutti”. Il presidente centrista scomoda anche i cantoni della svizzera interna. “Non siamo un baliaggio di Zurigo o del Canton Grigioni, non abbiamo balivi a cui dobbiamo rispondere”.
"L'UDC si deve togliere il frac"
Dadò ribadisce poi la volontà a collaborare con tutti, mentre, sottolinea, l’UDC è rimasto “all’Ottocento, alla guerra dei forconi tra padroni e proletariato, e non si è accorto che il tempo è passato”. Insomma, all’UDC non va giù la presunta tendenza del Centro a spostarsi sempre più a sinistra, mentre per i centristi l’UDC si “deve togliere il frac per andare ad ascoltare la gente”. Polemica apparentemente chiusa. Tuttavia, su un tema sono d’accordo, ovvero che Il Centro non è un partito borghese.

