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Ticino
Tempi duri per chi subappalta
Redazione
16 anni fa
Sanzioni e maggiori controlli. Li chiede una speciale task force che ha messo sul tavolo del Governo due proposte

Sanzioni al posto dell’esclusione dai concorsi pubblici. E in generale, maggiori controlli. Di fronte al preoccupante aumento del fenomeno dei subappalti, GIOE, il Gruppo Interdisciplinare d’Osservazione dell’Edilizia, corre ai ripari. Nei giorni scorsi la speciale Task Force, composta da sindacalisti, esponenti della SSIC e del Cantone, ha messo sul tavolo del Governo due proposte: una di modifica della legge sulle commesse pubbliche, l’altra del regolamento di applicazione. E se le proposte dovessero passare, tempi duri per chi sgarra. In caso di gravi violazioni della legge, il gruppo propone infatti non solo l’esclusione da ogni concorso pubblico per un periodo di cinque anni, ma anche una pena pecuniaria. Proposto inoltre un inasprimento dei controlli da parte del committente. Intanto, dopo le accuse mossele nei giorni scorsi da Unia, la Cogesa di Taverne fornisce la sua versione dei fatti. Nei giorni scorsi il sindacato le aveva puntato il dito contro. Stando a Unia, avrebbe subappaltato ad una ditta italiana i lavori di pavimentazione della scuola media di Balerna, con tanto di operai romeni sul cantiere. "Ma noi non abbiamo fatto nulla di illegale", spiega Rosy Cecchini, responsabile della ditta specializzata in pavimentazioni stradali e industriali. "Nel mandato che c’è stato attribuito - aggiunge la responsabile della ditta - si parlava, oltre che della pavimentazione in betoncino, di una parte che avremmo dovuto effettuare in resina. Noi non eravamo in grado di garantire questo lavoro: perciò scrivemmo sul capitolato che l’avrebbe eseguito una ditta specializzata ticinese: la Resine Sa". Dunque tutto sotto la luce del sole, puntualizza la responsabile. “C’é un però - aggiunge Cecchini -. A seguito di ritardi accumulati da altre imprese sul cantiere, purtroppo la ditta ticinese si è ritrovata con i tempi troppo stretti per l’esecuzione. Così chiese aiuto ad una impresa milanese". Ma allora ci fu qualcosa di irregolare? Domandiamo noi. “Nossignori", risponde secco Cecchini. "Noi non abbiamo mai fatto giochi sporchi, anche di fronte alle urgenze. Prima di iniziare i lavori in resina - prosegue - consigliammo alla ditta milanese di bussare alla porta della commissione paritetica per capire come si poteva muovere sul territorio ticinese. Una volta ottenuti i regolari permessi per i tre operai romeni, la ditta milanese pensava di essere in regola". "E così noi", aggiunge amara. Maggior chiarezza sarà fatta domani sera, quando un rappresentante della Cogesa fornirà spiegazioni dettagliate al consiglio comunale di Balerna. [email protected]

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