
Salvare cibo ancora in buono stato dal macero e portarlo alle persone più bisognose. È la missione che l’associazione Tavolino Magico porta avanti ormai da 16 anni, diventando una realtà consolidata in Ticino. Oggi si contano 14 centri di distribuzione nella Svizzera italiana (di cui uno nei Grigioni) e l’anno prossimo l’associazione prevede di crearne altri due nel Sottoceneri. Il servizio è infatti di anno in anno sempre più richiesto, con la pandemia che ha precarizzato situazioni già difficili. Negli ultimi due anni, conferma la responsabile della comunicazione Simonetta Caratti, i beneficiari sono aumentati del 20%. “Se prima della pandemia avevamo 1’800 persone indigenti, adesso siamo a 2’200 ogni settimana. La precarietà si sente, notiamo soprattutto quest’anno che Tavolino Magico sta diventando una stampella per tanti giovani e famiglie, che mangiano grazie a quello che ricevono tramite la spesa ai centri di distribuzione”.
Il cibo proviene dai supermercati della grande distribuzione, che per varie ragioni non riescono più a vendere i prodotti: esuberi in magazzino, sovraproduzioni, cambio di marketing, prodotti stagionali, azioni o promozioni che non vanno a buon fine, motivi di estetica o prodotti vicini alla scadenza. L’associazione ha quindi anche lo scopo di salvare tonnellate di cibo e lottare contro gli sprechi in una società consumistica come la nostra, in cui gli scaffali devono essere sempre pieni o quasi: si conta che ogni anno in Svizzera si gettano 2,8 milioni di tonnellate di cibo, soprattutto pane, patate, frutta e verdura. Grazie a Tavolino Magico una parte di questa montagna di cibo trova una seconda vita. Annualmente l’associazione salva in media 600 tonnellate di cibo in Ticino (4500 in Svizzera), ciò che rappresenta neanche l’1% dello spreco totale.
La merce consegnata e ridistribuita da Tavolino Magico, attentamente selezionata dal personale, è possibile grazie a un lavoro prezioso di un’armata di volontari e alle persone coinvolte tramite programmi occupazionali. “Abbiamo 300 volontari, che fanno funzionare i centri di distribuzione”, spiega ancora Caratti. “Nella logistica ci sono una cinquantina di persone che provengono dai programmi occupazionali, che riescono a trovare una routine. Alcuni riescono anche a ritrovare un lavoro. Ci piace dunque dire che non salviamo solo cibo, ma cerchiamo anche di dare anche una seconda possibilità a quelle persone che arrivano un po’ come piante sfiorite e cerchiami di farle rifiorire”.
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