
«Fortunatamente tutti hanno superato la prova costume, adesso è ora della prova a tavola». Con queste parole il presidente della Rassegna Gastronomica del Mendrisiotto e del Basso Ceresio Flavio ‘Mamo’ Quadranti lancia la 63esima edizione dell’evento. Sediamoci a tavola dunque. Salmì, Cicitt, bollito misto, selvaggina, vini. Un’ampia offerta pronta ad essere servita in 37 ristoranti, più l’ospite di Lamone. Da Pugerna al confine con l’Italia. Da Arzo fino alla Valle di Muggio. In termini di affluenza, nel 2025 sono stati distribuiti 1'730 omaggi in meno che fanno segnare un lieve calo: questo dato però non demoralizza Flavio Quadranti che ha già apparecchiato la stagione 2026: «Ci aspettiamo di sicuro un bel po' di gente, come tutti gli anni. Si parte il primo di ottobre con entusiasmo fino al primo di novembre. Quest'anno come omaggio abbiamo un sottopiatto e come premio finale, quando si riempie tutta la tessera, abbiamo un portafrutta, un centrotavola con un sacchettino di noci e uno schiaccianoci. Oserei ribadire che anche quest'anno sono tutti prodotti locali, prodotti in Ticino con aziende ticinesi».
«Un paradosso»
‘Se escludi il cibo, tutto è epifenomeno’ diceva Michel Piccoli ne ‘La Grande Abbuffata’. Quella del Mendrisiotto sazierà ugualmente la fame, ma non sarà così grottesca. È il prodotto locale il centrotavola dell’appuntamento e lo sottolinea anche il Comitato con il suo slogan: ‘La tradizione che si rinnova ogni anno’. Una tradizione, quella enogastronomica, di cui il Mendrisiotto deve andare fiero e deve essere ricordato, come sostiene Nadia Fontana Lupi direttrice di Mendrisiotto Turismo: «È un po' un paradosso, perché quando si pensa al Mendrisiotto molto spesso si pensa a tutt'altro, non diciamo cosa, ma a tutt'altro», afferma Fontana Lupi. «Le persone che si occupano di produrre, quindi contadini, vinificatori, sono ancora molte, fortunatamente direi, perché la conservazione del territorio passa attraverso il lavoro di queste persone. Bello, mi piacerebbe venisse fatto più spesso e che quindi si dimenticasse magari più spesso l'altro modo di presentare il Mendrisiotto che a me piace sinceramente molto meno».
L'importanza della sostenibilità
Preparate lo stomaco per la tradizione culinaria ticinese. La valorizzazione del territorio parte dal basso, dal locale per l’appunto. Un fattore importante per la sostenibilità sociale, ambientale e culturale, quella vera, come sostiene Fontana Lupi: «Io credo che qualsiasi elemento presente in un territorio sia importante per la sostenibilità. La sostenibilità vissuta, quella vera, non quella che si racconta tanto per riempire una pagina di un discorso, ma quella che effettivamente ti fa sentire che sei in un territorio dove vengono fatte le cose con un certo equilibrio, dove c'è un certo rispetto, una certa etica, un certo modo di porsi». Sul sito dell’evento è già disponibile il libretto con il programma intero. Tra le altre cose, ad accompagnare la Rassegna, quest’anno sono stati scelti due vini della cantina Valsangiacomo, luogo dove si è tenuta la Conferenza Stampa. ‘Vino e malinconia’ per chi ha gucciniana memoria, ma dimentichiamoci della seconda parte. Anche perché con la gente del Mendrisiotto, come diceva una canzone popolare, non c’è malinconia.

