
Complicata, essendo un cambiamento radicale del sistema attuale. Costosa, perché si calcolano 1,7 milioni di dichiarazioni in più e, in Ticino, oltre un centinaio di perdite fiscali. Ma, soprattutto, ingiusta per chi decide di lavorare a tempo parziale. È la descrizione fornita in conferenza stampa dai contrari in merito alla tassazione individuale - che vede in campo esponenti UDC, del Centro e del mondo agricolo - alle urne l’8 marzo. Considerazioni, quelle dei contrari, nonostante tutti riconoscano la penalizzazione fiscale del matrimonio e la necessità di cambiare. «Quest’iniziativa va a introdurre una nuova penalizzazione inedita, ovvero trattare fiscalmente le coppie in base alla ripartizione dei redditi», ci spiega il deputato del Centro Maurizio Agustoni, esponendo un esempio basato su un reddito di coppia di 120mila franchi. «Se questo reddito è conseguito da un solo coniuge, si pagano circa 2'700 franchi d’imposta all’anno. Ma se è conseguito in modo equo dai due coniugi, questi pagheranno solo 60 franchi. Quindi, non penso che sia giusto moltiplicare per 45 le imposte in base a una scelta familiare».
Le tipologie di reddito
E a illustrare le tipologie di chi ci guadagna - e di chi invece ci perde da questa riforma - è il consigliere nazionale UDC Paolo Pamini. «C’è una soglia sotto la quale ci si guadagna: parliamo di persone single che guadagnano meno di 90mila franchi. Ma non appena si fa carriera e il guadagno aumenta, queste persone vengono punite fiscalmente. Per i concubini - non appena si hanno dei figli – vale lo stesso discorso». Il motivo? Pamini ci ha spiegato che avere un figlio da single o con un concubino significa venir tassati con le stesse aliquote di una persona sposata, «e questo salterà. Questa è la chiave di volta: saranno loro i pagatori netti della riforma insieme alle coppie tradizionali monoreddito».
Agustoni: «Scarso beneficio fiscale»
Una riforma che, dunque, promuove in particolare le coppie con redditi equiparabili. Per i sostenitori, si tratta di un modo per incentivare le donne a lavorare, rendendole anche più indipendenti economicamente. Ma per Agustoni il beneficio fiscale per le donne che deciderebbero di entrare nel mondo del lavoro «è solo di qualche decina di franchi. Quindi, penso che nessuno rinunci a un reddito perché deve pagare 200-300 franchi d’imposte». E secondo Pamini, la riforma aprirebbe inoltre a raggiri. «Le famiglie particolarmente ricche, anche monoreddito, con anche un reddito patrimoniale - ad esempio degli affitti – potranno semplicemente attribuire le entrate al coniuge che non lavora». E anche in questo senso sono state fatte delle simulazioni: con 200mila franchi di reddito l’imposta federale diretta con guadagni superiori ai 5mila franchi verrebbe dimezzata rispetto ad oggi. «Un’assurdità». Sulla stessa linea anche il presidente dell’Unione contadini Omar Pedrini, che ha definito il tutto «un mostro burocratico», essendo le aziende agricole spesso a conduzione familiare. Ma non solo: «Questa separazione di un reddito unico dell’azienda potrebbe portare complicanze a livello di crediti per la costruzione di nuove stalle, i calcoli dei valori di reddito e dei limiti di aggravio. Bisogna fare attenzione», conclude Pedrini.

