
Si levano le prime barricate contro l'iniziativa parlamentare generica, presentata settimana scorsa dalla Lega dei Ticinesi (primo firmatario Boris Bignasca), che chiede di inserire dei correttivi per mitigare le differenze salariali tra i lavoratori residenti e i lavoratori che vivono oltre confine. In particolare il movimento di Via monte Boglia propone di introdurre un prelievo sui salari dei frontalieri, pari al all’1% del salario lordo, che viene suddiviso in due tra lavoratore e datore di lavoro (quest'ultimo deve "sua volta contribuire per migliorare le opportunità dei giovani ticinesi").
La notizia è già rimbalzata al di là del confine e c'è chi storce il naso di fronte all'ennesimo tentativo di strumentalizzare il tema in periodo di elezioni. "È un effetto della medesima filosofia che al di qua del confine ispira la Lega di Matteo Salvini: Prima i nostri" sottolinea Roberto Cattaneo, segretario della Uil Frontalieri di Como, al quotidiano La Provincia di Como. "Il 7 aprile in Canton Ticino si vota e la Lega dei Ticinesi, come già accaduto in passato, non esita a strumentalizzare la questione dei frontalieri per guadagnare qualche voto in più. Lo fa con una proposta palesemente incostituzionale. E questo gli esponenti della Lega dei Ticinesi lo sanno perfettamente. Il che significa che questa proposta non diventerà mai legge e cadrà nel dimenticatoio il giorno dopo le elezioni cantonali. La definirei uno spot elettorale neppure troppo ben congeniato, considerato che l’iniziativa parlamentare è palesemente incostituzionale".
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