
I temi classici della Regio Insubrica - gestione del lupo, traffico transfrontaliero, spopolamento alpino - erano sul tavolo dell'incontro di oggi a Mezzana tra parlamentari di Ticino, Lombardia e Piemonte. Ma a dominare la scena era un altro argomento: il blocco dei ristorni legato alla tassa sulla salute, quello che la presidente del Gran Consiglio Daria Lepori ha definito «l'elefante nella stanza». Il Consiglio di Stato dovrà decidere entro il 30 giugno, scadenza per il versamento. «Siamo spaesati nel vedere Consiglio di Stato e Consiglio Federale su posizioni diverse», ha spiegato Lepori. «Sarà benvenuta la chiarezza».
«Dobbiamo tutelare i ristorni»
Nelle regioni italiane di confine cresce il timore per un eventuale blocco dei versamenti, risorse fondamentali per i comuni frontalieri. Lo sottolinea il sottosegretario alla Presidenza della Regione Piemonte Alberto Preioni: «Bisogna sedersi intorno a un tavolo senza esagerare con i toni, perché dal lato italiano non vogliamo assolutamente mettere a rischio i ristorni, fondamentali per i nostri comuni e per gestire le opere destinate a turisti e frontalieri».
«120 euro al mese per l'assistenza sanitaria»
Quanto pesa concretamente la tassa sulla salute? Secondo Massimo Sertori, presidente della Regio Insubrica, si tratta di un contributo accettabile. «Un frontaliere che percepisce quattromila euro netti al mese paga centoventi euro per l'assistenza sanitaria per sé e i propri familiari. In Svizzera sapete bene quanto costa la sanità: è un contributo residuale». Sertori ne evidenzia però l'importanza strategica per le regioni vicine: «Queste risorse servono ad aumentare gli stipendi di medici e infermieri. Non basterà a trattenerli dal venire a lavorare in Svizzera, ma trecento o quattrocento euro in più al mese non fanno male. La nostra sanità di confine fatica già a trovare personale; se andiamo avanti così rischiamo di dover chiudere gli ospedali, e questo è un male per tutti». Inoltre, Sertori ha spiegato come fino al 2000, i frontalieri pagassero già un contributo all'assistenza sanitaria italiana, poi caduto per un vuoto normativo.

