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Tassa di collegamento, le firme le raccolgono i frontalieri?
Tassa di collegamento, le firme le raccolgono i frontalieri?
Tassa di collegamento, le firme le raccolgono i frontalieri?
Redazione
11 anni fa
Piccola polemica sul referendum lanciato da ASSEA. Dedini: "Noi solo ticinesi stipendiati, gli altri non so"

Inizia con una piccola polemica la raccolta firme per il referendum lanciato dall'Associazione economia e ambiente (ASSEA) contro la tassa di collegamento approvata a inizio dicembre dal Gran consiglio ticinese.

Probabilmente avrete notato che già domenica scorsa, in occasione dell'apertura straordinaria dei negozi, presso praticamente tutti i centri commerciali ticinesi erano presenti delle bancarelle dove alcuni giovani chiedevano ai passanti di apporre la propria firma contro "l'ennesimo aumento delle tasse".

Diversi lettori ci hanno però segnalato un aspetto curioso, ovvero che tra i raccoglitori di firme vi erano numerosi frontalieri.

"Signora firmi qua, è contro l'aumento delle tasse" si è sentita dire una donna che transitava domenica davanti a un grande magazzino di Lugano. Al che lei ha chiesto lumi su quale sarebbe questo aumento delle tasse. E il giovane le ha risposto: "Io non lo so, abito in Italia, sono frontaliere."

"Firmi anche lei contro l'aumento delle tasse ai ticinesi" ha detto un altro raccoglitore di firme a una nostra lettrice, la quale gli ha fatto notare che a pagare il nuovo balzello non dovrebbero essere i cittadini, bensì i grandi generatori di traffico. "Guardi, io non posso votare in Svizzera, non so di cosa si tratti. Sto solo raccogliendo le firme, faccia come vuole lei."

Questi sono solo due esempi dei dialoghi che ci sono stati riportati dai nostri lettori. Dialoghi che dimostrerebbero la presenza di frontalieri tra i raccoglitori di firme. Niente di male, per carità, ma si capisce che la scelta di pagare dei giovani italiani per raccogliere firme tra i ticinesi potrebbe non piacere a tutti.

Abbiamo quindi girato la questione a colui che ha lanciato il referendum, il presidente di ASSEA Michele Dedini.

Il quale esordisce ringraziando i centri commerciali, che hanno messo degli spazi gratuitamente a disposizione dei referendisti.

Poi Dedini passa al nocciolo della questione: "I nostri raccoglitori di firme sono tutti ragazzi residenti in Ticino" ci spiega. "Lo fanno come lavoro accessorio e hanno un regolare contratto, con uno stipendio orario che rispetta i minimi legali."

"Noi come ASSEA non abbiamo assunto nessun frontaliere" ribadisce Dedini, il quale ammette però che "tra gli altri gruppi che con noi raccolgono le firme per il referendum non è possibile escludere che qualcuno l'abbia fatto."

Al referendum partecipano infatti anche altri movimenti, come l'UDC o Montagna Viva. "Poi tutte le firme verranno convogliate a noi, che le verificheremo e le invieremo a Bellinzona" spiega Dedini.

L'importante, insomma, è raggiungere l'obiettivo. Se poi vi avranno contribuito anche i frontalieri, beh, si potrà dire che seppur a pagamento anche loro avranno fatto la loro parte a favore della democrazia in Svizzera.

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