
Mancano ormai solamente dieci giorni all'entrata in vigore della tassa di collegamento, ma l'applicazione della misura voluta dal Cantone e approvata dal popolo per ridurre il traffico sulle strade ticinesi suscita ancora numerosi interrogativi.
Ieri si è appreso, grazie alla risposta fornita dall'Amministrazione federale delle contribuzioni all'Associazione industrie ticinesi, che se le aziende toccate dalla misura decideranno di scaricare la nuova tassa sui lavoratori, questi dovranno pagare anche l'IVA. L'importo sale quindi da 3,50 a 3,78 franchi al giorno.
Comunque troppi, secondo Unia, il cui responsabile frontalieri della sezione Ticino e Moesa, Sergio Aureli, afferma oggi sul quotidiano italiano Il Giorno di aver già invitato i lavoratori a contattare l'organizzazione sindacale "qualora dovessero subire una decurtazione dello stipendio non riconducibile a situazioni, per così dire, regolari."
Scaricare la tassa sui lavoratori, frontalieri compresi, "sarebbe un'iniziativa assolutamente vietata", spiega Aureli. "Il rischio che qualche proprietario di parcheggi faccia ricadere il pagamento della nuova imposta sui frontalieri è concreto, e proprio per questo motivo ci siamo mossi per tempo: un’eventuale riduzione della busta paga “aliena’’ a qualsiasi ragionamento riconducibile al contratto collettivo costituirebbe un abuso nei confronti dei lavoratori" aggiunge il sindacalista, che si dice pronto a dare battaglia.
Il responsabile dell'Associazione frontalieri Ticino Eros Sebastiani sembra invece più rassegnato. "Bisogna favorire il sistema del car pooling, così come l’organizzazione di trasferimenti mediante pulmini aziendali" afferma. "Per questo, è necessario creare una serie di posteggi nei quali i lavoratori possano lasciare l’auto. Purtroppo il territorio paga l’assenza di una mobilità pubblica adeguata, e quindi le istituzioni italiane e svizzere dovrebbero mettere in condizione i frontalieri di raggiungere il luogo di lavoro senza troppi disagi. Invece si parla solo di tasse."
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