
Il contratto collettivo di lavoro (CCL) in vigore nel settore dell'edilizia, pur volendo scoraggiare il dumping salariale, è in parte responsabile dell'alto afflusso di manodopera estera. È l'opinione del presidente Società Svizzera degli Impresari Costruttori (SSIC) Gian-Luca Lardi, che in un'intervista pubblicata oggi dal settimanale "NZZ am Sonntag" non risparmia le critiche ai sindacati. Poschiavino di nascita e ticinese d'adozione (è stato candidato PLRT al Consiglio nazionale nel 2015), Lardi ammette che "il settore dell'edilizia è interessato dal problema dell'immigrazione" e le regolamentazioni volute dai sindacati non sempre si rivelano positive: "le differenze salariali rispetto all'estero possono essere difese con successo solo fino a un certo punto". In Ticino, ad esempio, "la pressione dall'estero sul mercato del lavoro è in generale alta", afferma Lardi: "non è stupefacente" che ci sia un'eccedenza nell'offerta di manodopera, quando "lavoratori edili non qualificati possono guadagnare due-tre volte di più di quello che riceverebbero in Italia". E anche in questo caso il CCL non è sempre d'aiuto: vi sono in Svizzera persone senza lavoro di una certa età che, consapevoli del fatto di non poter più fornire le stesse prestazioni di quando avevano 30 anni, sarebbero disposte a percepire una paga inferiore, ma i datori di lavoro non possono inserirle in una classe salariale più bassa. Risultano quindi eccessivamente costosi. "Questo sistema - afferma il presidente della SSIC - si trasforma in un killer di impieghi". Malgrado una buona congiuntura nel settore delle costruzioni, circa il 10% delle persone senza impiego appartengono proprio al comparto dell'edilizia. Secondo Lardi, questo dato deriva da diversi fattori, non da ultimo il fatto che il CCL in vigore per le costruzioni fissi salari minimi piuttosto elevati: sono numerose quindi le persone che si registrano presso le agenzie di lavoro interinale o presso gli uffici regionali di collocamento (URC) come lavoratori edili, pur avendo un esperienza minima in materia. Malgrado le critiche Lardi ribadisce più volte nell'intervista di non essere né contrario al CCL né ai minimi salariali, ma "i partner sociali dovrebbero correggere questa situazione" che ha effetti collaterali non desiderati. Nel tentare di affrontare il tema con i sindacati "ci siamo però finora trovati davanti a un muro".
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