
Chi ha studiato in Svizzera interna ed è poi tornato, trovando un'azienda in cui subentrare, e chi ha lavorato per anni in ufficio per poi decidere di lanciarsi nel mondo agricolo. Denominatore comune, passione. Sono diverse le testimonianze di ticinesi che hanno deciso di lanciarsi nella sfida di diventare gestori di un’azienda agricola, senza averla ereditata in famiglia. Un processo irto di ostacoli che è però stato definito fondamentale per il futuro del settore durante un evento a Tenero, promosso dall’associazione dei piccoli contadini. Nei prossimi quindici anni la metà dei gestori delle aziende agricole andrà in pensione, e solo nei 44% dei casi è probabile una successione all’interno della famiglia. Abbiamo chiesto al presidente dell’Unione contadini ticinesi Omar Pedrini se questi dati lo preoccupano. «Mi preoccupa in parte, perché i giovani in formazioni ci sono, e la maggior parte delle aziende sono sane. Mi preoccupa un po' di più il settore orticolo dove per diverse piccole aziende non vedo una reale successione».
Tra aiuti, strumenti e mentalità
In Ticino circa un’azienda agricola su due è gestita da chi ha più di 50 anni. Ma com’è la situazione del ricambio? «L'80% riusciamo a trovare trasferimenti sia all'interno che all'esterno dell'azienda agricola. Per il 20% rimanente sono aziende a carattere accessorio dove vengono comunque assorbite le superficie da altre aziende limitrofe per permettere loro un evoluzione del reddito agricolo», spiega Luca Pedimina, responsabile dell’ufficio della consulenza agricola del Cantone. Per garantire il futuro anche delle piccole aziende a livello svizzero l’associazione dei Piccoli contadini ha ribadito l'importanza delle cessioni aziendali fuori dalla famiglia e creato una piattaforma, cessionefattoria.ch, per facilitare contatti e ricerca id informazioni. Inoltre, continua con la sensibilizzazione, anche perché sia a livello federale che cantonale, degli aiuti ci sono, dalla consulenza al finanziamento. «Gli aiuti e gli strumenti ci sono», conferma Pedrini, «e possono dare un aiuto importante se la controparte, ovvero il venditore, sta alle regole del gioco. Se si rispettano i valori agricoli, le condizioni date dalle varie leggi, la cosa può funzionare». Quindi c'è chi non le rispetta? «È chiaro che quando qualcuno vende qualcosa cerca di raggiungere il maggior profitto possibile e non sempre questo collima con le possibilità di chi subentra. Bisogna rendersi conto che subentrare in questo momento in un'azienda agricola non è la stessa cosa degli anni 90».

