
Giovani e disoccupati. Un problema attuale che fa discutere anche - e soprattutto - Palazzo federale. E proprio da Berna arriva una soluzione “estrema” che susciterà sicuramente pareri contrastanti. La proposta arriva dal senatore PLR Dick Marty: “Invece di abituare un ragazzo a ricevere un’elargizione mensile che, a lungo andare, crea frustrazione e si traduce in un investimento negativo per la società nel suo complesso, sarebbe meglio togliere le indennità ai giovani, quantomeno quelle di lunga durata, e investire quel denaro per creare posti di lavoro”.Marty vorrebbe creare, si legge dalle pagine del Caffè, un partnerariato tra Stato ed economia privata con lo scopo di offrire ai giovani una formazione professionale adeguata agli studi intrapresi.Ma c’è chi storce il naso alla proposta del consigliere agli Stati ticinese. Franco Ambrosetti, direttore della Camera di commercio, industria e artigianato del canton Ticino (CcTi), è molto critico e non nasconde le sue perplessità. “Francamente la proposta non mi convince - afferma Ambrosetti - perché la ricchezza va redistribuita anche nelle reti sociali. E poi bisognerebbe chiedere ai giovani se sono d’accordo, visto che sono loro gli attori in causa. In secondo luogo vorrei capire meglio in cosa si tradurrebbe il partenariato tra Stato e economia privata, cui accenna Marty. Anche perché i posti di lavoro non sono qualcosa che si crea dall’oggi al domani, specie in periodi di crisi”. Per nulla scandalizzato invece Renzo Ambrosetti, copresidente del sindacato Unia. “Quelle del senatore PLR - osserva il sindacalista - sono proposte che noi abbiamo già fatto, seppur formulate in modo differente. Marty parla del resto di partenariato tra Stato ed economia, che è quello a cui pensiamo noi quando chiediamo alle ditte di tenere gli apprendisti, e di far lavorare i giovani, magari con un salario ridotto, piuttosto che lasciarli a casa”.Il senatore ticinese osserva inoltre che a lungo andare molti giovani disoccupati potrebbero abituarsi alla loro situazione, con conseguenze che ricadrebbero sulla società intera. “Non voglio ovviamente mettere tutti nello stesso calderone - termina Marty -, però bisogna pur tener presente che ci sono molti settori, pensiamo a quello paramedico, dove c’è un gran bisogno di investimenti in capitale umano. Puntiamo su questo, piuttosto che su indennità di disoccupazione A trarne vantaggio saranno i giovani e l’intera società”.
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