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Ticino
Tagli alla Rsi, il Sindacato dei media: "Siamo preoccupati"
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
2 anni fa
Secondo il SSM, oggi “si è aperta una nuova e difficile fase per il servizio pubblico radiotelevisivo, anche nella Svizzera italiana”.

Il sindacato Svizzero dei media, SSM, “è molto preoccupato” per le misure di risparmio annunciate dalla Rsi e per le “inevitabili conseguenze” che le stesse avranno sul personale nei prossimi anni. La Rsi, ricordiamo, già dal prossimo anno è chiamata a risparmiare 5 milioni di franchi. Per il 2026 i risparmi, imposti dalla diminuzione delle entrate pubblicitarie e dalla riduzione del carovita, raggiungeranno almeno i 10 milioni di franchi. Ciò corrisponderà al taglio immediato, per il 2025, di 15 posti di lavoro a tempo pieno. Per il 2026, gli esuberi “saranno verosimilmente maggiori”, si legge in un comunicato.

“Una nuova e difficile fase per il servizio pubblico radiotelevisivo”

Se per il prossimo anno i licenziamenti veri e propri toccheranno, al massimo, cinque impieghi (grazie alle fluttuazioni naturali e ai prepensionamenti), per l’anno seguente, i margini per delle riduzioni senza licenziamenti “si faranno estremamente esigui e lo saranno ancora di più negli anni seguenti”. In buona sostanza, oggi “si è aperta una nuova e difficile fase per il servizio pubblico radiotelevisivo, anche nella Svizzera italiana”.

“Una nuova iniziativa anti SSR”

Ma le insidie non finiscono qui. All’orizzonte, dopo quella del 2018, si profila una nuova iniziativa “anti SSR” (“200 franchi bastano”), che punta a “dimezzare le risorse dell’azienda. Il popolo dovrebbe pronunciarsi su questo oggetto entro il 2026, a meno che non venga lanciato da parte del Parlamento un controprogetto che potrebbe allungare ulteriormente i tempi”. Per il personale della SSR l’attesa “si potrebbe fare insostenibile”.

 

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