
In un'interrogazione inoltrata al Governo, Nadia Ghisolfi chiede lumi sull'esternalizzazione dei servizi di Swisscom, che sta concentrando le attività nella svizzera tedesca. "Cosa resta in Ticino?" chiede la deputata PPD.
"Negli ultimi anni" scrive Ghisolfi, "seguendo la ormai famosa “tattica del salame”, Swisscom ha riorganizzato, spostato, licenziato ed esternalizzato parecchi servizi. Con la giustificazione di dover crescere, creare profitto e seguire le nuove esigenze del mercato, piano piano i posti con un certo potere dirigenziale e decisionali ancora presenti in Ticino sono “spariti” insieme a chi li occupava. Posti importanti, mai sostituiti ma assunti sempre da nuovo personale in Svizzera tedesca o francese".
"Ultimamente poi, non basta più “aspettare pazientemente” che la persona di riferimento vada in pensione" evidenzia Ghisolfi. "No, si agisce e si passa al licenziamento, tanto c’è il “piano sociale” concordato con le parti sociali. Nel frattempo però, non si tiene in considerazione che il mercato del lavoro ticinese non è come quello della regione di Zurigo e Berna; le persone di 50 anni e più faranno molta fatica a trovare un altro posto di lavoro, il rischio di entrare in disoccupazione al termine del piano sociale e magari in assistenza dopo è quindi estremamente concreto".
"Altri posti sono stati esternalizzati, a ditte private o sottoditte che non hanno le ottime condizioni di lavoro e il CCL di Swisscom e quindi sottopagano il personale e magari fanno anche del dumping per accaparrarsi fette di mercato" prosegue la deputata PPD. "Si dice che le condizioni di impiego rimarranno le stesse per un anno, ma dopo cosa succede? Non ci vuole certo un genio per capire cosa avverrà".
"Il continuo concentrare il “potere decisionale” nelle mani di colleghi svizzero francesi e tedeschi" ribadisce ancora Ghisolfi, "ha delle conseguenze concrete sullo sviluppo dei posti di lavoro in Ticino: quando si tratterà di nuovamente adottare dei piani di riduzione, sarà sempre più facile ridurre laddove non ci sono legami, non ci sono contatti - quindi in Ticino. Le attività, i team che verranno creati e i nuovi team leader saranno sempre più facilmente scelti dalla/nella svizzera interna".
"Come se tutto ciò già non bastasse" aggiunge, "a dimostrazione che Swisscom dimentica completamente le particolarità regionali e la necessità di vivere e conoscere il territorio, determinati ruoli che dovrebbe essere scontato restino in Ticino vengono pure concentrati in Svizzera tedesca; un esempio su tutti quello del portavoce per il Ticino: non si capisce come possa essere assunto da qualcuno a Berna!"
"In contrapposizione a tutti questi licenziamenti ed esternalizzazioni, mentre percorro il tragitto casa-lavoro incrocio una decina di cartelli pubblicitari “la migliore rete della svizzera”, che mi lasciano a dir poco basita" conclude Ghisolfi. "Per fare un sacco di pubblicità allora i soldi ci sono!"
Alla luce di queste informazioni, la deputata PPD pone le seguenti domande al Consiglio di Stato:
1) "Il Consiglio di Stato è a conoscenza dell’evoluzione dei posti di lavoro Swisscom in Ticino negli ultimi 10 anni? Quanti posti dirigenziali esistono ancora in Ticino? Quanti sono andati persi per essere concentrati nella Svizzera tedesca o francese? Quanti collaboratori Swisscom (non esterni) sono ancora impiegati in Ticino? Quanti sono stati esternalizzati?2) Non ritiene il Consiglio di Stato di dover intervenire in difesa di questi posti di lavoro, visto che Swisscom continua ad annunciare tagli e riorganizzazioni, si preoccupa di fare pubblicità a tappeto in tutto in Ticino, mentre dovrebbe invece concentrarsi ed offrire in tutte le Regioni posti di lavoro sia in termini di qualità che di quantità?3) Non ritiene il Consiglio di Stato di dover prendere una posizione nei confronti dei vertici di Swisscom affinché rivendano questa politica di esternalizzazioni e licenziamenti volti al profitto a corto termine, che di fatto scaricano sulla collettività la responsabilità sociale ed il futuro di collaboratori ultracinquantenni che restano senza lavoro dopo 20 o 30 anni di fedeltà all’azienda?"
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