
Non sono mancate le reazioni politiche alla notizia anticipata dalla "SonntagsZeitung", dell’invito rivolto da Swiss Life ai propri collaboratori stranieri ad ‘elvetizzare’ il proprio nome (vedi articolo suggerito).
La presidente della Commissione federale contro il razzismo Martine Brunschwig Graf ha parlato di una pratica "problematica" e "deplorevole” che “non appartiene così veramente alla Svizzera" e anche il politologo ticinese Nenad Stojanovic, dalle colonne del Blick, ha parlato di comportamento assolutamente discriminatorio”.
“Non penso che chi ha preso questa decisione sia xenofobo – ha spiegato Stojanovic, da noi contattato – Compagnie come Swiss Life fanno un ragionamento esclusivamente economico: hanno anticipato l’ipotetica reazione negativa di alcuni clienti alla telefonata da parte di un collaboratore dal nome straniero. La definirei una discriminazione anticipatrice”.
“Ci vorrebbe un’indignazione pubblica contro questo modo di fare. È una misura sproporzionata e degradante che tocca pesantemente i collaboratori di Swiss Life, che vengono costretti a mentire”. Indignazione che potrebbe tradursi in una petizione nella quale i firmatari ribadiscono di non essere infastiditi dai nomi stranieri oppure in una vera e propria pioggia di email da parte dei clienti. Come ultima ratio, infine, “si potrebbe toccare il portafogli di Swiss Life, boicottando i loro prodotti”.
“In Svizzera a livello giuridico e legale è difficilissimo combattere una prassi del genere. I datori di lavoro hanno un enorme potere – conclude Stojanovic – Ci vorrebbe una reazione dal basso”.
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