
Doppia mazzata, ieri, per Lugano Airport. La compagnia aerea Adria Airways, che assicurava i collegamenti da e per Zurigo per conto di Swiss, ha infatti depositato i bilanci per assenza di liquidità mentre la compagnia di bandiera elvetica ha dal canto suo confermato l'annullamento di tutti i voli tra le due città in favore di un collegamento via treno.
Una decisione, quella di Swiss, che ha lasciato l’amaro in bocca al sindaco di Lugano e presidente del CdA di LASA Marco Borradori: "Non volerò mai più con Swiss", ha commentato al Corriere del Ticino. L'impressione è infatti che la compagnia di bandieraabbia per così dire colto la pala al balzo per 'scaricare' il collegamento con le rive della Limmat. "Non posso immaginare che Swiss non sapesse, da almeno 11 mesi, delle difficoltà di Adria. E non posso immaginare che all’interno di un gruppo gigantesco come Star Alliance non si sia trovata una soluzione per mantenere il collegamento".
Insomma la lettera che LASA ha inviato a Swiss la scorsa settimana per ribadire i doveri della compagnia aerea nazionale nei confronti del Ticino è rimasta inascoltata e non ha ricevuto risposta. "L'ho saputo dai media". Quel che è certo e che per lo scalo luganese la decisione di Swiss si traduce in una grave perdita finanziaria. Che si possa adire le vie legali? "Dipendesse da me ci rivolgeremo agli avvocati", ha risposto il sindaco a TeleTicino. Sul tavolo, ora, rimangono i piani B e C già ventilati nelle scorse settimane: un aeroporto con sola aviazione generale oppure una gestione della tratta affidata a una compagnia estera.
Le altre reazioni - Non sono mancate neppure reazioni dal mondo politico: per il capogruppo PPD Michel Tricarico è prioritario pensare ai collaboratori dello scalo: "Credo che la Città debba seriamente pensare a ricollocarli nel limite del possibile, visto che in precedenza l’aeroporto era sotto la sua guida", ha spiegato a Ticinonews. Per quanto riguarda il futuro di LASA, Tricarico ha evidenziato come da ieri "abbiamo un aeroporto di sola aviazione generale". Ovvero "le basi del messaggio municipale, che puntava sul reintegro del volo per Ginevra e sul mantenimento del collegamento con Zurigo, sono disattese". "Occorre pensare a uno scenario che vede una gestione da parte dei privati con un pacchetto maggioranza e una partecipazione minoritaria da parte della Città".
"C’è tanta amarezza, tristezza e rabbia perché ci si è limitati a sperare senza preparare un piano B in previsione dell’addio di Swiss", ha commentato, da noi contattata, la capogruppo PLR Karin Valenzano Rossi. "A questo punto avrebbe senso che il Municipio chieda solo un credito ponte per evitare l’immediato fallimento di LASA" visto che le premesse del Messaggio municipale "sono venute meno".
Per il consigliere comunale Carlo Zoppi (PS), da noi raggiunto in serata, "bisogna guardare in faccia la realtà dei fatti, valutare se gli scenari di un aeroporto con sola aviazione generale sono sostenibili e soprattutto preparare un piano sociale per i dipendenti". "È giunto il momento di estrarre dal cilindro delle "soluzioni" e magari preparare un piano di accompagnamento sociale per i dipendenti, più volte richiesto quale ultimo scenario (senza augurarlo!), ma sempre snobbato", ha dal canto suo commentato via Facebook il consigliere comunale Demis Fumasoli (PC). "Come si sospettava da tempo, Swiss se ne è andata - ha affermato il capogruppo UDC Tiziano Galeazzi - A questo punto non resta che convertire lo scalo in aeroporto per voli privati oppure si chiude veramente. Sarebbe utile ritirare il messaggio e stilarne uno sulla general aviation".
La decisione di Swiss non ha sorpreso più di quel tanto il consigliere comunale Nicola Schoenenberger (I Verdi). “La compagnia ha colto la palla al balzo per disfarsi di una linea che non interessava più. È evidente che ’aeroporto deve essere ripensato”, ha spiegato a Ticinonews. Schoenenberger ha pure rivolto una critica al Municipio di Lugano e al Governo, che ora “devono ritirare i messaggi e proporne un progetto realistico”. “Non bisogna dare false speranze ai dipendenti - ha ammonito - La questione dei posti di lavoro va affrontata in maniera pragmatica, senza escludere il ridimensionamento o la dismissione dello scalo”. Ma non solo: “Anche l’allungamento della pista e le grandi opere pianificate in base a uno scalo con Swiss, ovvero il tram-treno e la circonvallazione, andrebbero ripensate in quanto non più attuali”.
Non sono mancati neppure strali contro la compagnia di bandiera elvetica. L'ex consigliere di Stato Paolo Beltraminelli (PPD) ha commentato via social: "Purtroppo Swiss di svizzero ha solo il nome! Nessun rispetto per l’aeroporto, i passeggeri, il personale e il Ticino, che alla nascita della compagnia dopo il fallimento di Swissair comprò le sue azioni. Per anni mi sono battuto come capodicastero, la delusione è davvero grande!". Per il municipale e consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega) bisogna addirittura revocare la bandiera elvetica a Swiss: "Questo è semplicemente scandaloso. La sedicente compagnia di bandiera, in realtà in mano ai germanici, scarica il collegamento Zurigo-Lugano. Forse è il caso di ricordare ai manager tedeschi di Swiss che Adria l'hanno scelta loro. E quindi, se fallisce, non possono semplicemente lavarsene le mani senza assumersene la responsabilità. Se questa è la considerazione che la cosiddetta compagnia di bandiera ha per il Ticino, probabilmente è giunta l'ora di revocarle l'utilizzo della bandiera rossocrociata e di cambiare nome", ha postato ieri. Sulla stessa lunghezza d'onda il consigliere comunale e deputato Andrea Censi (Lega): "Il Consiglio Federale e l'UFAC devono reagire, non siamo un baliaggio da qualche anno". Al post, Censi ha fatto seguire una un'iniziativa parlamentare generica in cui chiede che la Legge federale sulla navigazione aerea sia rinegoziata e che sia data una deroga all’aeroporto di Lugano/Agno per permettere a compagnie estere di operare dallo scalo luganese. "Al fine di garantire e salvaguardare il brand swiss made e swiss quality", Censi chiede inoltre che il Consiglio federale "revochi a SWISS la possibilità di utilizzare la bandiera rossocrociata a scopi commerciali".
Molto critico anche l'economista e volto storico del Partito socialista Martino Rossi: "Swiss ha tardato colpevolmente a chiarire le sue intenzioni. Aveva però lanciato molti segnali, che anche il Gigi di Viganello aveva capito (ma non il Municipio di Lugano e il Consiglio di Stato). Ora basta con la commedia dell'assurdo sulle potenzialità del nostro aeroporto - ha postato - Le cose da fare sono semplici e urgenti: evitare il fallimento di LASA - cancellando il suo debito (circa 4 milioni di franchi) nei confronti della Città e assicurando la copertura delle inevitalbili perdite per al minimo 6 mesi affinché continui ad assicurare i voli dell'aviazione generale, con personale necessariamente ridotto -; utilizzare quei 6 mesi per trasferire ai mitici "privati" (se ci fossero) la gestione a loro spese e a loro rischio di una nuova LASA dedita solo all'aviazione generale o chiudere bottega e pianificare l'uso alternativo degli oltre 30 ettari dell'aeroporto e stanziare il credito necessario per il piano sociale e il piano di ricollocamento del personale, che è ben formato e competente per assumere altri compiti in altre imprese e servizi pubblici e privati". Ma, soprattutto, "bisogna ritirare il 'messaggio dei sogni' e chiedere i crediti per realizzare quanto sopra".
Un altro grounding - 'Grounding' non è una parola nuova in riva al Ceresio. Se Adria dovesse fallire, si tratterebbe della terza compagnia legata, direttamente e non, all'aeroporto luganese a restare a terra negli ultimi due anni. Dapprima, il 12 dicembre 2017, era toccato alla ticinese Darwin, acquistata proprio da Adria nel luglio di due anni fa. Otto mesi dopo, invece, a SkyWork, la compagnia bernese che aveva annunciato la ripresa della rotta Lugano-Ginevra.
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