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Ticino
"Svizzeri, le minacce europee sono un bluff!"
Redazione
13 anni fa
Ascolta la nostra intervista a Mario Borghezio. "L'UE ha tutto da imparare e nulla da insegnare alla Svizzera"

Sta scatenando l'entusiasmo di moltissimi svizzeri, l'eclatante gesto compiuto dal parlamentare leghista Mario Borghezio oggi al Parlamento europeo di Strasburgo. La sua incursione davanti al pulpito, armato di bandiera svizzera e inneggiante alla libertà del nostro Paese, lo ha promosso nei cuori di molti elvetici al ruolo di ambasciatore della nostra causa.

Ma da dove è nata l'idea del gesto che l'ha poi portato all'espulsione dal Parlamento europeo?

L'abbiamo chiesto direttamente a Mario Borghezio. (L'intervista è ascoltabile nel file audio allegato)

"È stata un'iniziativa abbastanza spontanea. Io mi ero portato dietro queste bandiere perché, sapendo che oggi c'era la giornata della reazione contro il referendum svizzero, volevo issarle sulle finestre dei nostri uffici."

Ma poi c'è stata la scintilla che le ha fatto perdere le staffe.

"Poi quando eravamo in aula e ho sentito prima l'intervento del rappresentante della commissione e poi, più duro ancora, l'intervento del commissario Andor, che è stata una requisitoria, detta in modo pacato, però contenente tutta una serie di accuse e minacce alla Svizzera per il referendum... Eh beh, allora sono scattato, sono andato davanti al commissario Andor, mi sono piazzato lì con la grande bandiera svizzera aperta e gli ho detto le frasi che avete letto nei comunicati. No, non è così. Non sta dicendo la verità, perché è stato un referendum di libertà e l'Unione europea non può permettersi di censurare le decisioni democratiche di un popolo europeo. Questo è un fatto molto grave che dimostra tra l'altro quale concezione della democrazia abbia questa Unione europea, che avrebbe tutto da imparare e nulla da insegnare alla Svizzera, in quanto a democrazia."

Il suo gesto non è passato inosservato.

"Io naturalmente l'ho detto con forza. Chi mi conosce sa che alzo la voce. Mi sono fatto sentire da tutta l'aula, anche se non era molto piena. Però ero veramente scandalizzato da questo discorso ipocrita e falsamente scandalizzato. Come se per loro ci fosse qualcosa di poco democratico nel referendum svizzero. Ma è esattamente il contrario, sono poco democratiche le ritorsioni che l'UE minaccia sui dossier aperti o già conclusi con la Svizzera. Lei sa che c'è sottotraccia la minaccia della cosiddetta ghigliottina. Se un paese rinuncia all'accordo sulla libera circolazione, teoricamente dovrebbero cadere tutti gli accordi. Ma questa è una cosa che non sta né in cielo né in terra. La propria sicurezza e il proprio diritto a scegliersi i propri immigrati appartiene a un popolo sovrano. E la Svizzera, grazie a Dio, è ancora un paese sovrano, non come noi che ormai la sovranità l'abbiamo persa da tempo."

Lei come vede le relazioni tra Svizzera e Unione europea?

"Io le dico con molta chiarezza l'impressione che ho avuto questa mattina. Queste velate minacce sono un bluff. L'Unione europea non è in grado di continuare a fare la faccia feroce. E soprattutto non ne ha la legittimità, perché siamo di fronte a una scelta democratica dei cittadini, per cui non si vede come si possa porre delle ritorsioni su una decisione legittima e democratica. Il mio era un gesto per la libertà, in sostegno della Svizzera che ha avuto un'espressione di libertà."

Lei, agli occhi di tanti, è ormai una sorta di ambasciatore elvetico.

"Me l'hanno detto in tanti, io sono fiero. Data la situazione che c'è in Italia non vorrei prima o poi dover chiedere asilo politico. Comunque la patria del federalismo è la mia seconda patria."

Nei panni della Svizzera, cosa farebbe?

"Terrei duro. Ovviamente pugno di ferro e guanto di velluto. Bisogna consentire all'Europa di salvare la faccia ma gli svizzeri, come la storia insegna, sanno difendere bene i loro interessi. E questo referendum è un'interesse del popolo svizzero, e quindi deve tenere duro."

È positivo sul buon esito delle trattative?

"Sì, sono positivo. Penso di avere dato una mano e sono fiero di averlo fatto."

Andrea Stern

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