
«È meglio adeguarsi in modo proattivo che poi subire, oppure finire su liste grigie o nere», ha affermato Henry Peter, avvocato presso Kellerhals Carrard di Lugano, in apertura del seminario SUPSI dedicato all’avamprogetto che il Consiglio federale ha posto in consultazione al fine di attuare le raccomandazioni del Global Forum in materia di trasparenza delle società e scambio di informazioni fiscali su di esse. L’organismo sovranazionale, che fa capo ad OCSE e G20, ha già posto sotto esame la Svizzera nel 2016, con un «peer review» che nel complesso ha dato esito positivo, ponendola al livello di Singapore, Liechtenstein e Hong Kong.
Tuttavia l’analisi ha indicato l’esistenza di presunte strutture opache, come fondazioni, comparti di fondi di investimento creati ad hoc, trust, di cui risulta difficile identificare l’avente diritto economico, cioè il beneficiario effettivo ultimo. I punti su cui è stato chiesto di intervenire riguardano le azioni al portatore, i presunti eccessi di garanzie che il nostro Paese accorderebbe nello scambio di informazioni e la spinosa questione dell’uso dei dati rubati. Ora siamo alla vigilia di un secondo esame, che si svolgerà nella seconda parte del 2018 ed i cui esiti sono previsti per l’estate 2019.
Incombe dunque lo spettro di potenziali sanzioni in caso di mancato recepimento. Il Consiglio federale si è attivato e spera in un rapido iter legislativo.
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino
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