
"Non abbiamo più il franco, ma l'euro" ha dichiarato l'ex CEO di UBS Oswald Grübel, riferendosi alla soglia minima di 1,20 decisa dalla Banca nazionale svizzera, che avrebbe reso i cittadini della Confederazione del 20% più poveri.
Dichiarazioni che hanno subito scatenato varie reazioni.
Tra queste quella del Partito Comunista della Svizzera italiana, che commenta le dichiarazioni dell'ex CEO di UBS con un comunicato stampa dal titolo "Grübel arrivi tardi, la frittata è già stata fatta!".
"Era l’autunno 2011 – immediatamente dopo l’annuncio della Banca Nazionale Svizzera (BNS) – quando il Partito Comunista della Svizzera Italiana (PC) allarmava sui pericoli della decisione di fissare a 1.20 il cambio Franco-Euro" si legge nel comunicato. "Una controtendenza rispetto a tutto il panorama della sinistra svizzera, la quale spingeva (e spinge tuttora) all’innalzamento della soglia del cambio fisso a 1.40. Il nostro è un Partito in crescita e “scomodo” ed è forse per questo che abbiamo dovuto aspettare tre anni per veder raccontato dai mass-media (che non hanno dato allora alcuno spazio alle nostre tesi) quello che il nostro Partito dice ormai da tempo!"
"Ora non siamo più solo noi dunque a affermarlo" scrivono i comunisti. "La decisione di fissare il valore di cambio del Franco con la moneta unica europea ha di fatto sancito l’adesione ai trattati di Maastricht ed è come se oggi la Svizzera facesse parte dell’Euro. La banca centrale di riferimento non è di fatto più la BNS bensì la Banca Centrale Europea (BCE). A causa di questa dipendenza, la Svizzera rischia tutti i giorni di vedersi portare via ingenti risorse liquide, utilizzate nell’acquisto degli Euro necessari a coprire il differenziale creatosi tra il reale cambio di mercato e quello arbitrariamente deciso da BCE e BNS. E' proprio notizia recentissima, peraltro, la decisione della BCE di procedere con un'ulteriore svalutazione dell'Euro, la quale può potenzialmente portare la BNS a dover acquistare sul mercato finanziario più Euro per mantenere invariato il cambio fisso. Alla faccia dell’indipendenza, della neutralità, della democrazia semi diretta e dell’anti-europeismo ...di destra!"
"L’avvertimento odierno dell’ormai ex-banchiere Oswald Grübel (già CEO di UBS) manca però d’analisi" si legge ancora nel comunicato. "Il PC metteva allerta già allora dei problemi – che in parte si sono realizzati e di altri che rischiano di presentarsi in futuro – di quest’operazione. De facto, la fissazione del cambio porta inevitabilmente la Svizzera ad assumersi i rischi di una débâcle (tutt’altro che scongiurata) dell’Unione Europea, diventando così una sorta di fondo salva-Stati europeo. Questo aspetto porta con sé il pericolo di una forte perdita di potere d’acquisto da parte della popolazione elvetica e può potenzialmente causare grosse perdite nei bilanci della BNS, la quale non sarà più in grado di distribuire i dividendi che (quasi) abitualmente distribuisce a Confederazione, Cantoni e Comuni. Meno entrate per lo Stato che – constatando i rapporti di forza nel paese – si rifletteranno in una diminuzione delle prestazioni sociali per il cittadino più debole."
"Inoltre l’ex CEO di UBS" proseguono i comunisti "non spiega ai cittadini perché la BNS ha dato il via a questa operazione. Fondamentalmente per le pressioni internazionali mosse dai principali centri economici capitalistici – gli USA padroni della moneta internazionale di riferimento (in crisi) e l’UE capitanata dalla Germania. Con il suo rafforzamento, il Franco aveva consolidato la sua posizione di bene rifugio di grande valore, limitando gli spazi al Dollaro e all’Euro sul mercato finanziario internazionale. Da qui dunque le pressioni per cercare d’indebolire il Franco: una mossa tutta a favore dei grandi monopoli internazionali a discapito delle fasce più deboli della popolazione (e non solo: anche il ceto medio con i suoi risparmi si è impoverito). Non è affatto una casualità che i valori di queste due monete si siano alzati dopo la fissazione del cambio Franco-Euro."
"La manovra della BNS non era quindi da leggere – come sbandierato anche dai socialisti e dai sindacati – come soluzione ai problemi dell’industria d’esportazione svizzera" si legge nel comunicato. "Quest'ultima, ricordiamolo, è composta da prodotti ad alto valore aggiunto, difficilmente sostituibili sul mercato internazionale, e quindi non marcatamente soggetti ai tassi di cambio."
"Il Partito Comunista della Svizzera Italiana ci tiene ad allertare nuovamente sul possibile “bombardamento di Dollari” – dovuto all’abbandono sempre più marcato del Dollaro quale moneta di riferimento degli scambi internazionali - che potrà colpire con tutta la sua forza la Confederazione nei prossimi tempi, ed invita la comunità accademica e i politici nostrani – vista anche la crisi della piazza finanziaria ticinese - ad una tavola rotonda per capire gli scenari e gli sbocchi possibili alla crisi internazionale acutizzata in Svizzera dalla scellerata decisione della BNS" concludono i comunisti.
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