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Ticino
Suter furioso: “Hanno vinto i virusfobici”
Immagine © CdT/ Chiara Zocchetti
Immagine © CdT/ Chiara Zocchetti
Keystone-ats
5 anni fa
Il presidente di Gastroticino reagisce duramente alle decisioni odierne del Consiglio federale: “Ristorazione e clienti alla gogna”. Critica anche Gastrosuisse: “Decisione sproporzionata, non esiste base giuridica”

Non si sono fatte attendere le reazioni del settore della ristorazione davanti alla prospettiva di un obbligo del certificato al chiuso, come comunicato oggi dal Consiglio federale: Massimo Suter, presidente di Gastroticino, tuona dal suo account Facebook che “hanno vinto i virusfobici”, etichettando la decisione come “decisamente perniciosa” e che “non ha alcun supporto scientifico” e che da visibilità “ai soliti egocentrici terrapiattisti e virusfobici”.

Suter teme particolarmente la riduzione di capacità “del 45%”, al netto dell’attuale copertura vaccinale. Suter ritiene inoltre che “ancora una volta la ristorazione e i suoi clienti sono messi alla gogna”, e si chiede perché in altri settori, come quello delle vendite o dei mezzi pubblici, “ognuno fa quello che vuole e crede giusto”.

Gastrosuisse: “Decisione sproporzionata e inefficace”
Oltre a Gastroticino anche Gastrosuisse si oppone all’estensione dell’obbligo del certificato Covid alla maggior parte degli spazi interni - come bar e ristoranti - proposta del Consiglio federale. Secondo l’associazione, questa misura porterebbe a un’ulteriore divisione della società e sarebbe inoltre incostituzionale e discriminatoria.

“Escluso un milione di clienti”
In questo modo, secondo il presidente Casimir Platzer, il 40-50% della popolazione sarebbe esclusa dalla vita sociale e ogni giorno vanno al ristorante circa 2,5 milioni di persone. “Circa un milione non potrebbe più farlo”. Nessuno si farebbe testare per andare a bere una birra dopo il lavoro. Questa massiccia riduzione del potenziale degli ospiti equivale a una “chiusura parziale del settore”. L’estensione dell’obbligo del certificato sarebbe anche di scarsa utilità epidemiologica, sproporzionata e praticamente inefficace, ha continuato Platzer. Nel cantone di Zurigo, per esempio, è stato dimostrato che meno dello 0,4% delle infezioni si sono verificate nei ristoranti dalla fine del lockdown.

“Non esiste base giuridica”
Ci sono anche questioni legali, ha puntualizzato Platzer. A livello legislativo non esiste alcuna base giuridica. La misura sarebbe in contraddizione con l’articolo 5 (principio della legalità) e l’articolo 8 (principio di uguaglianza giuridica) della Costituzione federale. Secondo Platzer nessuno dovrebbe essere obbligato a vaccinarsi, specialmente non attraverso un obbligo di vaccinazione di fatto, e non è accettabile che ancora una volta “si abusi del settore alberghiero e della ristorazione per aumentare il tasso di vaccinazione”. La misura non si adatta alla concezione democratica della Svizzera. Il governo federale e i cantoni dovrebbero concentrarsi meglio e ancora più fortemente sulla campagna di vaccinazione, ha detto.

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