
Non si sono fatte attendere le reazioni del settore della ristorazione davanti alla prospettiva di un obbligo del certificato al chiuso, come comunicato oggi dal Consiglio federale: Massimo Suter, presidente di Gastroticino, tuona dal suo account Facebook che “hanno vinto i virusfobici”, etichettando la decisione come “decisamente perniciosa” e che “non ha alcun supporto scientifico” e che da visibilità “ai soliti egocentrici terrapiattisti e virusfobici”.
Suter teme particolarmente la riduzione di capacità “del 45%”, al netto dell’attuale copertura vaccinale. Suter ritiene inoltre che “ancora una volta la ristorazione e i suoi clienti sono messi alla gogna”, e si chiede perché in altri settori, come quello delle vendite o dei mezzi pubblici, “ognuno fa quello che vuole e crede giusto”.
Gastrosuisse: “Decisione sproporzionata e inefficace”
Oltre a Gastroticino anche Gastrosuisse si oppone all’estensione dell’obbligo del certificato Covid alla maggior parte degli spazi interni - come bar e ristoranti - proposta del Consiglio federale. Secondo l’associazione, questa misura porterebbe a un’ulteriore divisione della società e sarebbe inoltre incostituzionale e discriminatoria.
“Escluso un milione di clienti”
In questo modo, secondo il presidente Casimir Platzer, il 40-50% della popolazione sarebbe esclusa dalla vita sociale e ogni giorno vanno al ristorante circa 2,5 milioni di persone. “Circa un milione non potrebbe più farlo”. Nessuno si farebbe testare per andare a bere una birra dopo il lavoro. Questa massiccia riduzione del potenziale degli ospiti equivale a una “chiusura parziale del settore”. L’estensione dell’obbligo del certificato sarebbe anche di scarsa utilità epidemiologica, sproporzionata e praticamente inefficace, ha continuato Platzer. Nel cantone di Zurigo, per esempio, è stato dimostrato che meno dello 0,4% delle infezioni si sono verificate nei ristoranti dalla fine del lockdown.
“Non esiste base giuridica”
Ci sono anche questioni legali, ha puntualizzato Platzer. A livello legislativo non esiste alcuna base giuridica. La misura sarebbe in contraddizione con l’articolo 5 (principio della legalità) e l’articolo 8 (principio di uguaglianza giuridica) della Costituzione federale. Secondo Platzer nessuno dovrebbe essere obbligato a vaccinarsi, specialmente non attraverso un obbligo di vaccinazione di fatto, e non è accettabile che ancora una volta “si abusi del settore alberghiero e della ristorazione per aumentare il tasso di vaccinazione”. La misura non si adatta alla concezione democratica della Svizzera. Il governo federale e i cantoni dovrebbero concentrarsi meglio e ancora più fortemente sulla campagna di vaccinazione, ha detto.
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