
La vicenda dell'appropriazione indebita emersa alla Supsi, che ha coinvolto l'ex collaboratore Michele Egli, accusato di aver rubato fino a 300mila franchi dal fondo cassa degli studenti, ha avuto conseguenze anche per altri collaboratori. L'istituto ha infatti deciso di recente di sanzionare, al termine di un'inchiesta amministrativa, "chi avrebbe dovuto controllare e ha invece assunto un comportamento negligente". È stato dunque sciolto - riferiscono il Corriere del Ticino e La Regione - il rapporto di lavoro con un dipendente, responsabile dell'ufficio informatico della sede di Canobbio.
A seguito delle malversazioni la direzione della SUPSI ha inoltre eseguito una "verifica complessiva della gestione del denaro contante all'intero delle sue sedi", appurando che si è trattato di un "caso isolato".
La durata delle malversazioni, commesse nell'arco di 13 anni, può tuttavia sollevare degli interrogativi sui sistemi di controllo interni alla Supsi. Proprio su questo tema è pendente in Gran Consiglio la proposta di creare una Commissione di controllo del mandato pubblico per USI e Supsi. Idea che non è nata a seguito di questa problematica, sottolina il presidente della Commissione speciale scolastica Giorgio Fonio a La Regione, ma per proporre un controllo sull'attività dei due istituti. Ma è evidente, aggiunge Fonio, che questa vicenda "potrà in qualche modo convincere anche i più dubbiosi sul ruolo della Commissione", anche se "non viene messa minimamente in discussione la fiducia nei vertici della scuola".
Ora bisognerà attendere l'esito dell'inchiesta, coordinata dalla procuratrice pubblica Pamela Pedretti. L'unico indagato per i reati finanziari scoperti alla Supsi resta comunque Egli, che ha già ammesso le malversazioni.
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