
Non è il Consiglio di Stato a prescrivere la vitamina D. È questa in sintesi la risposta all’interpellanza del deputato socialista Raoul Ghisletta, che il 15 gennaio scorso domandava se il Governo intendesse raccomandare alla popolazione, e in particolare ai residenti di case anziani, l’integrazione di vitamina D a fronte delle carenze riscontrate rispetto alle raccomandazioni della Commissione federale per la nutrizione.
“Decide la scienza, non la politica”
“Per il Governo l’interpellanza “solleva una questione importante e ancora dibattuta tra i professionisti sanitari”, si legge nella risposta a Ghisletta. Tuttavia, aggiunge il Consiglio di Stato, l’atto parlamentare fa “riferimento alla carenza di vitamina D, correlata alla stagione invernale e l’esplicito riferimento alla mortalità per infezione delle vie respiratorie, unito all’uso dell’interpellanza, non può non far pensare a certe pubblicazioni che promuovono la somministrazione di vitamina D per prevenire e curare la Covid-19”. Ecco quindi che il Governo ha deciso di “contestualizzare in modo chiaro e aperto la questione e cercare ogni dubbio in merito”. Aggiungendo: “Pur comprendendo che la politica spazia in tutti i campi della società, riteniamo che sia importante lasciare la cura quotidiana dei pazienti ai professionisti sanitari”. La politica, aggiungono, “non è certo in grado di raccomandare nuove evidenze scientifiche agli specialisti, rischiando invece soltanto di rallentare il processo di ricerca se non addirittura di creare confusione”.
“Occhio alle terapie miracolose”
“Non si può non ricordare il susseguirsi di varie terapie proclamate come presunte efficaci o addirittura miracolose, ma che poi hanno dimostrato di essere inutili, quando non erano addirittura tossiche”, scrive ancora il Governo, citando i casi dell’idrossiclorochina, tocilizumab “o soluzioni ancora più alternative ed esoticheesotiche (quali ad esempio la candeggina) proposte nel corso dei mesi e susseguitesi sul web”. Detto questo, i consiglieri ribadiscono che la problematica della vitamina D “è un fatto noto, soprattutto nella popolazione anziana o con comorbidità” e che in caso di carenza viene proposta una terapia sostitutiva. Tuttavia, si legge ancora “la vitamina D fa parte delle ‘liposolubili’, che si accumulano nel corpo in caso di sovraddosaggio”. Per questo, occorre fare sempre attenzione nel raccomandarla.
“Importante la dieta, non la vitamina D”
Il Governo infine specifica come i molti studi siano stati pubblicati sul possibile rapporto tra la vitamina D e la cura della Covid, evidenziando però come “sono generalmente valutati come deboli, perché viziati da fattori confondenti”. Infatti “si ritiene che il decorso più o meno grave di alcuni pazienti sia diverso non tanto per la carenza di vitamina D”, quando per “carenze generali e un cattivo stato nutrizionale”, per cui l’assenza di questa vitamina è solo “un marcatore, un segno”. Il Consiglio di Stato ricorda anche come questa sia comunque comunemente somministrata in caso di carenze, soprattutto nel periodo invernale alla popolazione anziana. La risposta si chiude poi suggerendo ulteriormente alla popolazione un’alimentazione equilibrata come forma di prevenzione sanitaria, concludendo che “i professionisti implemenderanno sicuramente le terapie più efficaci per i loro pazienti non appena in presenza di evidenze scientifiche chiare che orientino in questa direzione”
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