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Ticino
"Sul salario minimo la pensiamo così"
Redazione
12 anni fa
L'OCST prende posizione sul tema al voto il 18 maggio

"Sì all'iniziativa sul salario minimo, ma soprattutto sì ai contratti collettivi".

Con un comunicato stampa odierno, il sindacato OCST prende posizione sull'oggetto in votazione il prossimo 18 maggio. Pur ribadendo da parte sua il primato della via contrattuale su quella legale, il sindacato afferma di sostenere l'iniziativa.

E questo di fronte alla deplorevole contrazione dell’area coperta da contratti collettivi, all’uso speculativo della libera circolazione ad opera di un’ampia fascia di imprese e alla divaricazione delle retribuzioni. Il salario minimo, scrive l'OCST, costituirebbe un utile complemento ai contratti collettivi e un auspicabile sbarramento contro le pressioni che gravano sui salari.

Per l’OCST, la via maestra per fissare i livelli salariali rimane quella della contrattazione tra le parti sociali. Da un profilo strettamente retributivo, spiega il sindacato, questo canale consente di tenere presenti in modo più appropriato le specificità di ogni singola categoria e di fissare scale salariali articolate per livello di qualifica e di funzione. Ha anche il vantaggio, aggiunge l'OCST, di regolamentare le altre condizioni di lavoro, la cui rilevanza è tutt’altro che marginale (durata del lavoro, ferie, festivi, congedi pagati, coperture assicurative e previdenziali…). Infine, secondo il sindacato, il salario minimo crea poi un luogo di confronto e di collaborazione tra le parti sociali, agevolando l’assunzione di responsabilità anche su temi più ampi ( formazione professionale, azioni a difesa dell’occupazione, promozione della categoria..).

Il salario minimo legale non attenua né tantomeno sostituisce la funzione preminente del negoziato tra le parti sociali e del contratto collettivo, sottolinea il sindacato: ne costituisce semmai un utile complemento. Per i rami senza contratto collettivo, ne farà parzialmente le veci in attesa di potervi introdurre un contratto.

L’OCST appoggia quindi l’iniziativa sull’introduzione di un salario minimo di 4.000 franchi.

Nel farlo sollecita tuttavia, nell’ambito delle misure di attuazione del principio costituzionale, a valorizzare il ruolo delle parti sociali e lo strumento del contratto collettivo di lavoro.

Attingendo inoltre alla situazione ticinese, dove sono attive aziende i cui posti di lavoro possono essere minacciati da un passaggio rapido al salario minimo legale, chiede pure che, nell’ambito delle misure derogatorie di competenza del Consiglio federale, sia accordata alle parti sociali e al Cantone la facoltà di valutare e autorizzare periodi di adattamento più graduali dove questa misura appare giustificata. In una realtà periferica come il Ticino, che ha visto l’insediamento di imprese a minore valore aggiunto, l’imposizione di un salario minimo di 4000 franchi potrebbe anche comportare l’eliminazione o il trasferimento all’estero di un numero non trascurabile di posti di lavoro. Per gli attuali lavoratori potrebbero derivarne ricadute personali e familiari gravose, che occorre in ogni modo considerare.

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