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Ticino
Sul nome di Marcello Foa si sfascia il centrodestra
Sul nome di Marcello Foa si sfascia il centrodestra
Sul nome di Marcello Foa si sfascia il centrodestra
Redazione
8 anni fa
Berlusconi non cambia idea, mentre Salvini decide di tirare dritto: "Forza Italia ha scelto il Pd per provare a fermare il cambiamento"

È muro contro muro tra Lega e Forza Italia (FI) sulla presidenza della società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia Rai. La frattura si apre di buon mattino, con la bocciatura di Marcello Foa in Commissione di vigilanza grazie al non voto dei parlamentari azzurri, schierati con Partito democratico (PD) e Liberi e uguali (LeU) contro la ratifica dell'ex firma del Giornale. La rottura si consuma nel tardo pomeriggio, con il fallimento definitivo dell'ipotesi di ricompattare il centrodestra sul nome di Foa, ex amministratore delegato del gruppo Corriere del Ticino.

"FI non lo rivoterà mai", avverte l'ex premier Silvio Berlusconi. Il ministro dell'interno e vicepremier Matteo Salvini attacca: "Hanno scelto il PD per fermare il cambiamento" e la Lega non arretra: "Il cda della Rai è in carica e può svolgere mansioni e funzioni".

La visita, in mattinata, del ministro dell''interno a Berlusconi, ricoverato all'ospedale, non serve a riavvicinare le posizioni dei due (ex?) alleati: gli azzurri restano compatti e la maggioranza giallo-verde raccoglie 22 voti a favore di Foa (uno in meno rispetto a quelli che aveva sulla carta con l'appoggio di Fratelli d'Italia/FdI), sotto il necessario quorum di 27.

"Mi rimetto alle decisioni dell'azionista", commenta Foa, presidente mancato, lasciando subito capire che non intende dimettersi dal cda in attesa di un segnale dal governo. Apre così, da consigliere anziano, la riunione lampo del cda che in poco più di venti minuti non può che limitarsi a prendere atto del voto della bicamerale e aggiornarsi a domani.

Foa "è una persona libera che ha lavorato nell'ambito dell'informazione del centrodestra, conto che abbia il sostegno di tutto il centrodestra", insiste da subito Salvini e sembra aprire a un margine di intesa. Più cauta la posizione del ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali e vicepremier Luigi Di Maio: "Va eletto un presidente della Rai: se ci sarà un'intesa tra le forze politiche su Foa è auspicabile che torni, altrimenti sono le forze politiche che siedono in commissione, nella loro interlocuzione, che possono trovare un'alternativa". Ma dopo l'arroccamento di Berlusconi sul no, il Carroccio decide di forzare: il consiglio può andare avanti così com'è.

Una posizione che evoca chiaramente la volontà di procedere in tempi brevi alle nomine in testate e reti, ma che pone una questione giuridica, oltre che politica. Foa è infatti il consigliere più anziano all'interno del cda, un ruolo contemplato anche dallo Statuto della Rai, e come tale ha coordinato i lavori anche oggi. Le regole prevedono però che eserciti le funzioni del presidente in mancanza di un vicepresidente, che a sua volta può essere nominato solo se la nomina del presidente è diventata "efficace", cioè abbia avuto l'ok della Commissione di vigilanza.

Insomma un rompicapo: non a caso oggi in cda Rita Borioni, eletta in quota PD, chiede un chiarimento tecnico sui poteri del consigliere anziano. "Il cda non è legittimato, non può prendere decisioni senza un presidente reso efficace da voto Vigilanza. Se ascoltano Salvini rischiano la fine del caso Meocci: consiglieri condannati da Corte Conti a pagare 11 milioni", avverte su Twitter il deputato PD Michele Anzaldi.

Chi prova, invece, a sparigliare sono Unione sindacale giornalisti Rai (Usigrai) e Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi), con una doppia proposta a cda e partiti: scegliere per la presidenza Riccardo Laganà, consigliere eletto dai dipendenti della Rai, oppure un cronista sotto scorta, simbolo di quel giornalismo esemplare citato di recente anche da Di Maio.

Se è stallo sulla presidenza, è già al lavoro, invece, il neo amministratore delegato Fabrizio Salini, impegnato al settimo piano nei colloqui con i primi riporti dei settori della governance e della comunicazione. E scrive ai dipendenti, invitandoli ad essere protagonisti di "una nuova pagina del servizio pubblico". "È mia intenzione - assicura il manager - lavorare con impegno, coniugando creatività e rigore, consapevole che nessun obiettivo potrà mai essere raggiunto senza i

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