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Gran Consiglio
Sul caso Unitas l'interpellanza diventa interrogazione e i tempi si allungano
Immagine Ticinonews
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Redazione
4 anni fa
Un'interpellanza su Unitas di Marco Noi (Verdi) e sottoscritta da esponenti di diversi altri partiti è stata tramutata in interrogazione dall'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. "C'è l'interesse pubblico ma non l'urgenza". Sulla vicenda, da destra a sinistra, si afferma comunque di volere chiarezza.

Negli ultimi mesi ha trovato largo spazio sulle pagine di cronaca ticinesi il caso Unitas, l’Associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana. La vicenda, intricata, durerebbe da anni. Si parla di presunte molestie, sia fisiche sia verbali. A subirle sarebbero state dipendenti, utenti e volontarie dell’associazione.

Sulla vicenda sono state sporte denunce pubbliche, ci sono state segnalazioni alla polizia e richieste di dimissioni nei confronti di un comitato accusato di aver coperto il presunto carnefice. Sul caso è anche stato commissionato un audit, inizialmente dal comitato di Unitas e poi rilevato dal Dipartimento della sanità e della socialità (Dss), i cui risultati non sono conosciuti nel dettaglio. Di certo c'è che all'interno dell'Associazione "erano presenti criticità interne relative alla gestione dei casi segnalati", come ammesso dal Consiglio di Stato. Unitas, ricordiamo, è sì un ente privato, ma gode di un sostegno pubblico superiore ai due milioni di franchi annui.

Forma che diventa sostanza

Per chiedere chiarimenti sulla vicenda sono stati diversi gli atti parlamentari presentati in Gran Consiglio. Uno degli ultimi è un'interpellanza inoltrata dal deputato dei Verdi Marco Noi e sottoscritta da rappresentanti di altri partiti (Lega, Udc, Centro, Plr e Più Donne). Oggi a Palazzo delle Orsoline si riunisce in seduta il Gran Consiglio e Raffaele De Rosa, direttore del Dss, avrebbe dovuto rispondere oralmente alle tredici domande presentate da Noi. Ma non sarà così perché settimana scorsa l'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, composto da tutti i partiti, ha deciso di trasformare l'atto in un'interrogazione. Cosa cambia? Ora il Consiglio di Stato potrà rispondere per iscritto e per l'autore dell'atto non ci sarà la possibilità di chiedere la discussione in Parlamento a seguito della risposta.

Tempistiche allungate? "Non è detto"

Due i criteri da soddisfare per presentare un'interpellanza: l'interesse pubblico e l'urgenza. Nell'atto presentato da Noi per la maggioranza dell'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio l'interesse pubblico era dato, l'urgenza no. Da qui la decisione di trasformarlo in interrogazione. "È vero che ora il Governo ha 60 giorni per rispondere, ma solitamente, in casi come questo, lo fa prima", afferma Alessandra Gianella, capogruppo Plr in Parlamento, sottolineando come "una risposta potrebbe già arrivare nei prossimi giorni". Per la deputata liberale radicale, inoltre, l'interpellanza non permetterebbe di affrontare adeguatamente la questione: "Per legge il Consiglio di Stato dovrebbe rispondere oralmente in 10 minuti, ma queste sono tredici domane e anche approfondite. Il tema merita più attenzione", conclude.

"Si potrà comunque discuterne in aula"

Quanto detto da Gianella è condiviso dal capogruppo del Centro, Maurizio Agustoni: "Il tema è sicuramente di interesse pubblico e richiede una risposta in tempi rapidi. Nel testo, però, ci sono molte domande ed è difficile pensare che De Rosa possa rispondere in pochi minuti dando al Gran Consiglio tutte le informazioni necessarie per aprire, eventualmente, un dibattito". La possibilità di parlarne in aula non viene comunque esclusa da Agustoni, il quale -confidando in una celere risposta governativa- afferma che "si potrà chiedere una discussione nella seduta prevista fra tre settimane".

A favore dell'interpellanza

Non tutti i deputati si sono schierati per il cambiamento da interpellanza a interrogazione. "La questione è molto delicata e sentita", ha affermato Ivo Durisch (Ps). "Sono quasi sempre favorevole al mantenimento dell'interpellanza perché questa permette di richiedere un dibattito dopo la risposta, possibilità non data dall'interrogazione", ha spiegato il socialista.