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Suicidio assistito, parla EXIT
Suicidio assistito, parla EXIT
Suicidio assistito, parla EXIT
Redazione
10 anni fa
L'associazione s'inserisce nel dibattito sull'iniziativa che vuole introdurre l'eutanasia negli ospedali

Il suicidio assistito. Un tema delicato approdato sui banchi della Commissione speciale sanitaria nella forma di un'iniziativa parlamentare della coordinatrice dei Verdi Michela Delcò Petralli. Il testo, che la commissione ha invitato a respingere, chiede di rendere il suicidio assistito praticabile negli ospedali e nelle case anziani del Cantone.

La proposta non ha trovato i favori della commissione e oggi l'associazione EXIT commenta l'invito a bocciare l'iniziativa di Delcò Petralli.

"Non permettere al malato terminale di morire usufruendo del suicidio assistito all’interno della struttura sanitaria che lo ospita significa costringere il paziente a cercare delle soluzioni alternative. Per esempio farsi portare con l’ambulanza a Zurigo, per poter usufruire delle strutture di EXIT. Si obbliga pertanto la persona malata e sofferente a sobbarcarsi una lunga trasferta in ambulanza, per andare a morire presso una struttura a lui sconosciuta, fuori cantone. Un calvario sia per il malato che per i suoi famigliari."

"Nella proposta della commissione - continua EXIT - si indica tra l’altro che la missione di un ospedale consiste nel guarire il paziente e si tessono le lodi alle cure palliative invitando ad ampliarle per prevenire le richieste di suicidio assistito. Concordiamo con il fatto che le cure palliative sono una concreta alternativa al suicidio assistito. EXIT le propone da sempre come alternativa e dal 1988 gestisce, finanzia e mette a disposizione degli associati la propria fondazione Palliacura, attiva esclusivamente nelle cure palliative. Facciamo però notare che le cure palliative non attemperano alla missione relativa al guarire. Secondo l’organizzazione mondiale della sanità, le cure palliative si occupano infatti in maniera attiva e totale dei pazienti colpiti da una malattia che non risponde più a trattamenti specifici e la cui diretta evoluzione è la morte. Le cure palliative pertanto altro non sono che un accompagnamento alla morte del paziente. Non sempre poi le cure palliative permettono di alleviare i dolori, nel qual caso il paziente ha solo due opzioni: soffrire finché sopraggiunge la morte oppure porre fine alla sofferenza usufruendo del suicidio assistito. Non permettere al malato terminale di usufruire del suicidio assistito all’interno della struttura di cura che lo ospita significa condannarlo alla sofferenza."

"Nelle ultime settimane - conclude l'associazione - vi è stato molto interesse mediatico in relazione al suicidio assistito. Non sempre le informazioni riportate dai media erano corrispondenti alla realtà. In particolare è stata distorta l’informazione relativa ai costi che una persona deve sostenere se vuole usufruire del suicidio assistito. EXIT precisa che tutte le prestazioni che l’associazione offre ai suoi associati sono gratuite e che questo vale, a partire dal terzo anno di affiliazione, anche per l’accompagnamento al suicidio. EXIT aiuta anche le persone che non sono associate, nel qual caso chiede per l’accompagnamento al suicidio una partecipazione ai costi pari a franchi 3'500."

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