
Negli scorsi giorni ha tenuto banco nella vicina Italia la vicenda di una donna che, affetta da un male incurabile, ha deciso di sottoporsi all'eutanasia in Svizzera. Un caso che ha fatto molto discutere visto che tale pratica è illegale nella vicina Penisola. Non lo è per contro alle nostre latitudini, dove si assiste a un'impennata di casi di suicidio assistito. Come riporta il Giornale del Popolo nella sua edizione odierna, sono sempre più le persone che, soprattutto provenienti dall'estero, ottengono la "dolce morte" in Ticino. Secondo le fonti del giornale in un solo mese ci sono stati 15 casi.
Le richieste arrivano soprattutto dall’Italia, ma anche dalla Francia, Germania e Spagna. A gestirle, tra gli altri operatori, un’associazione con sede amministrativa a Riva San Vitale. Qui sorge la sede amministrativa della Liberty Life, che conta sulla colloborazione di personale autorizzato (medici e infermieri svizzeri, dato che quelli italiani non possono svolgere un'attività considerata illegale nel proprio paese) e di una commissione che analizza caso per caso.
Si parla di un fenomeno "in grande espansione", ha dichiarato Emilio Coveri, presidente di Exit Italia che si occupa di raccogliere i testamenti biologici delle persone che si rivolgono a loro. Queste vengono poi indirizzate ai quattro centri con cui collaborano in Svizzera (oltre a quella nel nostro Cantone, anche le sedi a Basilea, Berna e Zurigo).
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