
Pelli sì, Pelli no? A un mese dalle elezioni per la designazione del successore di Pascal Couchepin in Consiglio federale i pareri sono discordanti sulla candidatura "indiretta" del presidente del PLR svizzero, anche in casa liberale-radicale.La capogruppo alle Camere Gabi Huber ha chiaramente indicato che Fulvio Pelli dovrebbe rimanere alla testa del partito, mentre l'Unione democratica di centro - che non esclude di scendere in campo con un proprio uomo - si è spaccata in due fronti. Una cosa è comunque certa: Christophe Darbellay non parteciperà alla contesa: per la prima volta il presidente del PPD ha infatti indicato in modo esplicito che si fa da parte e che sosterrà la candidatura del consigliere agli Stati friburghese Urs Schwaller.È meglio che Pelli rimanga alla presidenza del partito piuttosto che partecipare al governo, ha detto la capogruppo Huber in un'intervista alla "NZZ am Sonntag", precisando tuttavia che si tratta di un suo "desiderio personale". Più esplicito Andy Tschümperlin, vicepresidente del gruppo parlamentare socialista, che in dichiarazioni alla "Zentralschweiz am Sonntag" ha affermato: Pelli non è eleggibile, la sua candidatura rischia addirittura di mettere in pericolo il secondo seggio radicale nell'esecutivo.L'Unione democratica di centro, dal canto suo, sta ancora riflettendo sul da farsi: la direzione, secondo il presidente Toni Brunner, è divisa a metà sull'opportunità di partecipare alla corsa per la successione di Couchepin con un proprio candidato. Il 50% ritiene infatti che nessun candidato PLR sia idoneo, ha indicato Brunner in un'intervista a "Sonntag": fanno parte di questa fazione l'ex consigliere federale Christoph Blocher e i consiglieri nazionali Caspar Baader, Christoph Mörgeli e Toni Bortoluzzi.Mentre Brunner non ha nascosto le sue simpatie per Pelli, Mörgeli - in interviste rilasciate nei giorni scorsi - ha spiegato che l'UDC deve valutare quali candidati operano in favore del paese e quali per interesse personale. E Pelli, secondo il parlamentare zurighese, appartiene alla seconda categoria.All'interno dell'UDC sta quindi aumentando la pressione affinché i democentristi scendano in campo direttamente con l'obiettivo di riconquistare il secondo mandato governativo, perso con l'espulsione dal partito di Eveline Widmer Schlumpf.Il PLR non ha finora presentato alcun candidato soddisfacente, ha detto Blocher al "SonntagsBlick". E alludendo alla candidatura del "senatore" Urs Schwaller, l'ex capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia è stato perentorio: è escluso che l'UDC appoggi un membro del Partito popolare democratico. Per il presidente del partito socialista Christophe Levrat, l'appartenenza partitica è invece un aspetto secondario: decisiva - ha detto Levrat in interviste a "Le Matin" e alla "Basler Zeitung" - è la personalità dei candidati.Hans Grunder, presidente del Partito borghese democratico, che nelle scorse settimane si era schierato a favore di una candidatura PPD, ha intanto cambiato idea: le preferenze del PBD vanno al PLR, ha detto Grunder alla "SonntagsZeitung".Mentre si intrecciano commenti e speculazioni, una certezza è venuta dal presidente del PPD Christophe Darbellay, che in dichiarazioni a "Le Matin" ha detto, per la prima volta in modo esplicito, che non è candidato alla successione di Couchepin. "La nostra carta vincente è il consigliere agli Stati Urs Schwaller", ha spiegato Darbellay, secondo il quale il PPD ha buone possibilità, il 16 settembre, di strappare il seggio al PLR.ATS
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