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Ticino
Stuprò la nipote, condannato a 4 anni
Redazione
13 anni fa
La corte presieduta dal giudice Claudio Zali ha condannato a 4 anni di carcere per violenza carnale un 39enne richiedente l'asilo

4 anni di carcere. È questa la sentenza emessa dalla Corte delle assise criminali, presieduta dal giudice Claudio Zali, nei confronti di un 39enne richiedente l'asilo afgano, riconosciuto colpevole di violenza carnale ai danni di sua nipote. L'episodio era avvenuto nel febbraio scorso in un appartamento di Molino Nuovo (vedi articolo). È stato quindi confermato l’atto di accusa del procuratore pubblico Moreno Capella.Il 39.enne ha negato ogni addebito, sostenendo che la nipote era consenziente e che non c’è stato nessun rapporto completo. Una versione ribadita oggi in aula di fronte al giudice Claudio Zali, non senza qualche incongruenza, ha fatto notare il procuratore pubblico Moreno Capella, che ha rinviato a giudizio l’uomo per violenza carnale. Secondo la pubblica accusa, l’imputato avrebbe atteso che la moglie uscisse di casa per portare all’asilo l’ultimo dei quattro figli. Poi, avrebbe abusato della nipote, 25.enne residente oltre Gottardo, giunta a Lugano per un breve soggiorno. Secondo l’atto d’accusa, l’avrebbe costretta ad un rapporto carnale completo. Due versioni a confronto dunque, per un processo indiziario definito dal procuratore pubblico “difficile”. Per le differenze culturali, per le difficoltà linguistiche, per l’atteggiamento dell’imputato refrattario ad ogni tipo di collaborazione. Due versioni, ma una sola verità. Diversi tuttavia gli indizi che, secondo Capella, inchiodano l’imputato alle sue responsabilità: a cominciare dalla presenza di sperma sulle mutande della vittima, così come l’ematoma sul suo volto della ragazza che proverebbe la violenza subita, le doghe del letto rotte, le urla sentite da un vicino e la presenza di graffi sul corpo dell’imputato. Lui, il 39enne afgano, si è difeso sostenendo che tra i due c’era una relazione sentimentale, salvo poi contraddirsi dicendo che sarebbe stato vittima di una vendetta di famiglia, per una questione di soldi: un debito di 2 mila euro non saldato ai genitori della nipote. Un versione poco credibile, ha detto Capella, a fronte del racconto della ragazza, coerente con i riscontri oggettivi. Per questo motivo, il procuratore ha chiesto nei confronti dell’uomo una pena di 5 anni e 6 mesi. Per una forte riduzione della pena si è invece battuto l’avvocato difensore che ha preferito difendere la tesi della coazione sessuale, smentendo parzialmente la versione del suo assistito. Insomma, secondo la difesa l’uomo avrebbe sì costretto la nipote a un atto sessuale, ma questo non sarebbe stato completo. fp

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