
Una studentessa italiana classe 1991 giunta in Ticino al fine di ottenere un Bachelor presso l'Università della Svizzera italiana dovrà tornarsene in patria poiché, viste la sua precaria situazione finanziaria, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni le ha negato il rinnovo del permesso di dimora.
La decisione dipartimentale, confermata su ricorso sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale cantonale amministrativa, è stata resa definitiva dal Tribunale federale, con sentenza pubblicata oggi (2C_506/2017).
La giovane donna era giunta in Ticino nell'agosto 2014 e aveva ottenuto un permesso di dimora. Ma due anni dopo, nell'agosto 2016, la Sezione della popolazione decise di negarle il rinnovo del permesso, fissandole un termine per lasciare la Svizzera, visto che la studentessa non fruiva più dei mezzi finanziari necessari per il proprio sostentamento. Dal giugno precedente percepiva infatti prestazioni assistenziali, insieme al padre presso il quale alloggiava.
La studentessa ha tentato di opporsi alla decisione, continuando così a vivere in Svizzera in attesa di una decisione definitiva sul rinnovo del suo permesso di dimora.
Ma ora dovrà tornarsene in Italia. Il Tribunale federale, come già le istanze precedenti, ha infatti ritenuto che un rientro in patria "non dovrebbe nuocere ai suoi studi dato che, come emerge dalla sentenza cantonale, dovrebbe averli già terminati siccome doveva sostenere la tesi di Bachelor nel mese di febbraio 2017."
"Ma quand'anche ciò non fosse il caso" proseguono i giudici di Losanna, "un trasloco nella fascia di confine le permetterebbe comunque di continuare la formazione iniziata in Svizzera."
Nel suo ricorso la studentessa sosteneva inoltre che l'allontanamento dal padre avrebbe pregiudicato "in modo inammissibile i propri equilibri familiari".
Ma anche questa tesi è stata stroncata dal Tribunale federale, secondo cui la ricorrente "non ha preteso né dimostrato che si trova in uno stato di qualificata dipendenza dal padre."
Con queste motivazioni, il Tribunale federale ha quindi respinto il ricorso della giovane donna, ponendo a suo carico le spese giudiziarie di 1'000 franchi e invitandola a lasciare la Svizzera.
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