
In un'interrogazione inoltrata al Consiglio di Stato, 9 deputati socialisti (prima firmataria Tatiana Lurati) chiedono se è corretta l'attuale prassi della Sezione della popolazione di revocare i permessi a persone straniere che beneficiano di assegni famigliari integrativi (AFI) e assegni di prima infanzia (API) poiché considerati come prestazioni assistenziali. Un tema che proprio settimana scorsa era stato al centro di un botta e risposta tra il segretario cantonale OCST Meinrado Robbiani e il Consigliere di Stato Norman Gobbi (vedi articoli correlati).
Per illustrare meglio la situazione i 9 firmatari riportano una testimonianza: "Per conoscenza anche mia moglie (io e nostra figlia di sei anni entrambi cittadini svizzeri), ha ricevuto nei mesi scorsi un ammonimento per lo stesso motivo. Da rilevare che mia moglie è gravemente malata a causa di un problema genetico degenerativo e nonostante le mie rimostranze l'ufficio migrazione mi ha risposto picche!"
Da oltre un anno, sottolineano gli interroganti, questa è la prassi adottata dalla Sezione della popolazione che invia, alternativamente, decisioni di ammonimento o di revoca dei permessi di soggiorno a quelle famiglie di stranieri che beneficiano di assegni famigliari integrativi (AFI) e assegni di prima infanzia (API) perché considerati prestazioni assistenziali. "Con il primo provvedimento" si legge, "le famiglie vengono avvisate che, se continueranno a percepire tali assegni, verrà loro revocato il permesso di soggiorno. Il secondo tipo di provvedimento comporta invece la revoca o il mancato rinnovo del permesso e, conseguentemente, la fissazione di un termine di partenza entro cui la famiglia sarà tenuta a lasciare, definitivamente, la Svizzera".
Una maniera di agire, specificano i socialisti, che fa riferimento a due articoli della Legge sugli stranieri (62 e 63) che contemplano un catalogo di ipotesi al realizzarsi delle quali il permesso di soggiorno può essere revocato. "Tra queste ipotesi la legge contempla la dipendenza da forme di aiuto sociale. L’articolo 62 si riferisce ai cosiddetti permessi di dimora (permesso “B”) e il 63 ai permessi di domicilio (permesso “C”).
In questi casi AFI e API vengono equiparati alle prestazioni di assistenza pure e semplici. "Vorremmo ricordare" aggiungono i deputati socialisti, "che nel messaggio del Governo del 19 gennaio 1994 si afferma che "la nuova legge sugli assegni di famiglia situa la politica familiare al di fuori dei confini della politica assistenziale”. In questo messaggio si presentava la nuova impostazione degli assegni di famiglia, gli assegni integrativi venivano destinati alle famiglie di condizioni finanziarie modeste, mentre gli assegni di prima infanzia erano, tra l’altro, concepiti come strumenti atti a permettere ad un genitore di rinunciare all’attività lucrativa per dedicarsi alla cura e all’educazione del figlio nei primi tre anni di vita".
Alla luce di questi fatti, i 9 deputati socialisti chiedono al Governo di conoscere esattamente a quante persone sono state inoltrate decisioni di ammonimento e di revoca di permessi. Inoltre se non ritiene necessario una modifica legislativa a seguito del cambiamento di prassi come quello attuato dall'Ufficio per la migrazione (in precedenza AFI e API non erano considerati aiuti sociali ai sensi della Legge sugli stranieri). Infine come mai non è stato coinvolto il Parlamento e se ritiene corretto negare i permessi C a persone "la cui unica colpa è di non riuscire a mantenere una famiglia con il proprio lavoro, considerato anche il livello salariale in Ticino e il fatto che molti stranieri dimoranti o domiciliati (anche da lungo tempo) lavorano proprio nei settori peggio pagati?"
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