
Il 23 febbraio 2015 a Milano, l’allora consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf e il ministro dell’economia italiano Pier Carlo Padoan firmano il protocollo che modifica la Convenzione per evitare le doppie imposizioni. L’obiettivo è siglare un accordo in tempi brevi.
Poco meno di quattro anni e due Governi dopo, la parte d’intesa relativa ai frontalieri sembra destinata a colare a picco. Un nuovo assalto alle scarse speranze svizzere su una felice conclusione di questo lungo capitolo di relazioni bilaterali, è condotto da due deputati di Como e Varese: Giovanni Currò e Niccolò Invidia, entrambi del Movimento Cinque Stelle.
Il primo, piccolo, colpo messo a segno dai due pentastellati, riportato oggi dalla Regione, è stato quello di bloccare le discussioni sull’accordo, previste nella manovra di bilancio 2018. Il dibattito parlamentare è rimandato a data da definire. È la fine dell’accordo? No.
TeleTicino ha sentito il presidente del Consiglio di Stato, Claudio Zali: "L'accordo non l'avevamo e quindi continuiamo a non averlo. Il gesto di questi due parlamentari sembra estemporaneo e non credo che significhi la fine definitiva dell'accordo. Vero è che ci vorrà ben altro impegno politico perché si arrivi alla sua sottoscrizione da parte italiana".
Impegno politico che oggi si concentra su altri problemi, relegando la questione in secondo piano. In questo limbo anche gli esiti sono incerti. Già nel 2015 Matteo Salvini definiva l’accordo con la Svizzera "un’enorme fregatura per i 70'000 lavoratori frontalieri". Una categoria di cittadini a cui il carroccio riserva ancora grande attenzione, condivisa anche dai due deputati pentastellati.
"Non sono stati fatti passi avanti, però che quanto successo oggi significhi la fine dell'accordo non posso condividerlo", ha proseguito Zali. "Ci consulteremo durante la seduta di Governo, non credo che quanto successo meriti particolari reazioni del nostro Governo. Vi sono dei contatti sempre aperti su base diplomatica tra Italia e Svizzera su questo tema".
La situazione resta immutata, ma la lettura della Regione, che questa mattina dava per spacciato l’accordo, ha causato più di un sussulto. Il democentrista Marco Chiesa che ha inoltrato al Consiglio federale un’interrogazione urgente sullo stato delle trattative, sui suoi sviluppi e sull’altro grande tema legato all’accordo fra Svizzera e Italia: l’accesso al mercato finanziario italiano. La Lega, dal canto suo, ha puntato il dito contro gli altri partiti di Governo per essersi opposti al blocco dei ristorni. Un tema, quest’ultimo, di cui si parlerà ancora. Da ieri ad oggi non è cambiato nulla: i frontalieri continuano a pagare le imposte alla fonte e i Cantoni di frontiera continuano a versare parte di questo denaro all’Italia.
In serata TeleTicino ha raggiunto il deputato del Movimento 5 Stelle Niccolò Invidia che ha precisato la sua e la posizione del collega. L'accordo così come elaborato dall'allora Governo Monti e in seguito dal Partito Democratico secondo il deputato è "un accordo paella". Un accordo al cui interno ci sono due ambiti disgiunti fra loro (i frontalieri e l'accesso al mercato italiano). La parte relativa ai frontalieri è considerata penalizzante nella sua forma attuale, ma da parte dei pentastellati c'è massima apertura nel negoziare con la Svizzera un nuovo testo.
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