
La situazione dei lavoratori distaccati è insostenibile, bisogna sospendere immediatamente il rilascio dei permessi.
È quanto sostengono i deputati socialisti Raoul Ghisletta e Henrik Bang, i quali hanno depositato oggi una mozione in tal senso.
"Il 23 giugno 2015 è apparso l’undicesimo rapporto dell’Osservatorio sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea, che indica come la Svizzera sia il secondo paese d’immigrazione in Europa (dopo il Lussemburgo)" esordiscono Ghisletta e Bang. "Nel nuovo rapporto si rilevano problemi di dumping salariale tra gli stranieri residenti di corta durata e tra i frontalieri."
"Colpisce in particolare il problema dei lavoratori distaccati" sottolineano i due socialisti. "I residenti fino a 90 giorni annunciati in Svizzera sono passati da 12’000 unità a tempo pieno nel 2005 a ben 27’000 unità a tempo pieno nel 2014 (226’000 persone). Il salario mediano di queste categorie nel 2012 è del 24% inferiore rispetto al salario mediano globale. Considerando che non di rado queste categorie di lavoratori, una volta rimpatriate, rinunciano ad una parte del salario ufficiale ottenuto in Svizzera, retrocedendola alla ditta estera, c’è veramente da preoccuparsi per gli effetti indiretti sui lavoratori residenti e per la concorrenza sleale che giocano ai danni delle imprese indigene socialmente corrette."
"Il rapporto del Segretariato di Stato dell’economia sulle (insufficienti) misure d’accompagnamento, apparso lo scorso 5 maggio 2015, indica dal canto suo una crescita dei fenomeni di dumping salariale in tutta la Svizzera" proseguono Ghisletta e Bang. "In particolare segnala importanti percentuali di infrazioni nei settori coperti da convenzioni collettive di lavoro estese (nel 2014 quasi il 30% delle imprese controllate non le rispettava, mentre l’anno precedente il tasso era del 25%). I settori caldi per il dumping sono i settori dell’orticultura, dei servizi sociosanitari/servizi domestici, del commercio e dell’informatica. Infine il mancato rispetto dei minimi salariali è stato di ca. il 30% per imprese e lavoratori distaccati, a conferma della problematicità del segmento. I sindacalisti che si occupano del settore ritengono in realtà che gli abusi salariali si avvicinino al 100%, proprio per i fenomeni di retrocessione salariale in patria di cui sono vittima i lavoratori distaccati, che devono accettare se vogliono continuare a lavorare per il datore di lavoro estero."
Ghisletta e Bang ricordano che il segretario sindacale UNIA Enrico Borelli ha dichiarato in proposito: “Le buste paga sono apparentemente regolari, però la maggior parte delle volte i titolari delle ditte si fanno restituire dai loro operai parte dei salari, o pretendono che lavorino gratuitamente in Italia per qualche tempo in modo da recuperare una quota del maggior salario versato a chi ha operato sui cantieri ticinesi. Se avessimo la possibilità di scambiarci i dei dati fiscali e sui contributi sociali con l’Italia potremmo scoprire chi bara..."
Per quanto riguarda i distaccati, ricordano ancora Ghisletta e Bang, gli ha fatto eco Vittorino Anastasia, direttore della Società svizzera impresari costruttori (SSIC), sezione Ticino. Questo è un estratto del discorso tenuto all’assemblea della SSIC del 16 maggio 2013: “Purtroppo nemmeno i numerosi controlli effettuati dagli ispettori preposti dell’AIC riescono a individuare irregolarità poiché o il salario ai lavoratori o viene in un primo tempo versato su base svizzera e poi perequato un volta il lavoratore rientra in Italia, o viene direttamente compensato conteggiando meno ore (circa la metà) di quelle effettivamente prestate. Il controllo delle ore è praticamente impossibile da effettuare. Richiederebbe un ispettore fisso per una settimana sul cantiere! La ditta può così dimostrare nero su bianco che al lavoratore viene corrisposto il salario minimo. Inoltre l’operaio distaccato percepisce il medesimo salario come se avesse lavorato in Italia e quindi non ha veri motivi finanziari per protestare e infine il datore di lavoro italiano probabilmente non si sente nemmeno tanto fuori posto, poiché corrisponde al suo dipendente il salario usuale!”.
"Sindacati e padronato concordano quindi sul fatto che i controlli non sono sufficienti e che il tasso di abusi per i distaccati è praticamente del 100%" scrivono Ghisletta e Bang, secondo i quali l’unico sistema per contrastare il fatto che un lavoratore tornato in Italia o in altri paesi UE debba restituire una parte del “falso” salario dichiarato in Svizzera è avere la garanzia che il salario sia dichiarato all’autorità fiscale estera e agli istituti che prelevano gli oneri sociali esteri.
Ghisletta e Bang chiedono quindi al Governo che "sospenda immediatamente il rilascio di permessi per il lavoro distaccato, costatata la sistematica violazione delle condizioni di lavoro vigenti in Ticino e la sistematica concorrenza sleale con le ditte residenti in Ticino, e che consenta il lavoro distaccato unicamente se gli vengono fornite le necessarie autorizzazioni, da parte dei lavoratori distaccati, a trasmettere alle autorità fiscali e assicurative estere i dati salariali e ogni altro elemento utile."
Per quanto riguarda gli indipendenti esteri, i mozionanti chiedono al Governo che "sospenda la possibilità di svolgere in Ticino dei servizi da parte di lavoratori indipendenti esteri, costatata la sistematica concorrenza sleale con le ditte residenti in Ticino, e che consenta servizi svolti da indipendenti esteri, unicamente se vi sono le necessarie autorizzazioni da parte loro a trasmettere alle autorità fiscali e assicurative estere il contratto di servizio concluso con il committente in Ticino e ogni altro elemento utile."
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