
"Sugli stipendi illegali il Governo la vuole mettere via senza il prete". Marco Chiesa dixit.
Di questi tempi, lo sappiamo, ad ogni azione del Consiglio di stato corrisponde un atto parlamentare uguale e contrario. E l'atto parlamentare in questione è un'interrogazione firmata dal gruppo parlamentare democentrista. Sei domande grazie alle quali l'UDC, sulla vicenda degli stipendi illegalmente decurtati a fine anni novanta, spera di vederci chiaro.
Il Governo, lo ricorderete, anni fa aveva deciso di ridurre il 3% dello stipendio dei dipendenti pubblici al primo anno di lavoro. Misure di risparmio in un periodo difficile, ci si giustificò all'epoca. Misure di risparmio che lo scorso settembre il tribunale cantonale amministrativo aveva giudicato illegali. Il Governo la scorsa settimana a sua volta, aveva fatto sapere che la somma indebitamente decurtata sarebbe stata restituita. A tutti i dipendenti? No, a quelli che ne avessero fatto richiesta. Apriti cielo.
"Come si giustifica una simile decisione?" chiedono i democentristi. E ancora "Obbligando alla richiesta, il Consiglio di Stato ritiene forse che vi siano dei dipendenti che rinuncino spontaneamente al versamento degli importi di loro spettanza o ritiene forse di riuscire risparmiare qualche franco adottando pratiche e procedure farraginose?" Per non parlare, insiste l'UDC, del progetto organizzativo che il Governo intende allestire per gestire l'afflusso delle richieste. Citiamo: "Non sarebbe più semplice e onesto che lo Stato dimostri la sua volontà di porre rimedio ad un'ingiustizia conclamata, restituendo automaticamente le decurtazioni?".
Resta poi anche da chiarire l'ammontare esatto dell'importo. 15 milioni di franchi o "giù di lì" si era detto. Un "giù di lì" che in tempi di magra come questi, può davvero fare la differenza. Quei milioni, tanto per fare un esempio, fossero stati messi a preventivo, avrebbero fatto sforare il limite di deficit sancito dalla legge sul freno al disavanzo. Un prima passo verso l'aumento delle imposte, sottolinea Marco Chiesa. Certo, poi a salvare capra e cavoli sono arrivati i milioni della banca nazionale. Ma questa è un'altra storia.
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