
Dal CEO di Novartis Vasant Narasimhan al CEO (uscente) di Nestlé Mark Schneider, passando per il numero uno di UBS Sergio Ermotti. Nel 2023, in media, i dieci dirigenti che guadagnano di più in Svizzera hanno visto i loro salari aumentare del 3,5%. In sette aziende su dieci - secondo uno studio di UNIA - gli stipendi della fascia più alta hanno continuato a crescere. Le retribuzioni più basse invece sono rimaste praticamente invariate, ampliando così il divario. “Ciò che preoccupa è soprattutto l’aumento dello scarto salariale”, afferma ai microfoni di Ticinonews il segretario cantonale di UNIA Ticino Giangiorgio Gargantini. “La redistribuzione non avviene: chi ha gli stipendi più bassi si ritrova a vivere con salari reali inferiori perché il costo della vita sale, ma gli aumenti sono solo per i grandi padroni, per le persone che stanno in cima alla scala. Lo scarto retributivo, quindi, non fa che aumentare”.
Un altro dato da sottolineare, secondo Gargantini, è quello dei dividendi. “L’anno scorso sono stati divisi tra gli azionisti più di 45 miliardi. Ciò significa che i soldi e le ricchezze da ridistribuire ci sono, ma finiscono nelle tasche degli azionisti e non in quelle dei lavoratori. È qualcosa che dobbiamo cambiare”. Per questo motivo, sabato 21 settembre “manifesteremo a Berna con gli altri sindacati dell’Unione Sindacale Svizzera (USS), chiedendo aumenti per tutti e, in particolare, l’indicizzazione automatica di tutti i salari. Questo per non rischiare di avere, come successo negli ultimi due anni, dei salari reali più bassi rispetto all’anno precedente”, conclude Gargantini.

