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Ticino
"Stazioni di servizio senza salario minimo: decisione incomprensibile"
"Stazioni di servizio senza salario minimo: decisione incomprensibile"
"Stazioni di servizio senza salario minimo: decisione incomprensibile"
Redazione
8 anni fa
Unia Ticino e Moesa contesta l’attitudine contraddittoria delle autorità federali in materia di protezione del mercato del lavoro

In una nota inviataci dal Segretario Sindacale e Responsabile della Sezione Sottoceneri Giangiorio Gargantini, il Sindacato Unia Ticino e Moesa contesta l'attitudine contradditoria delle autorità federali in materia del mercato dei lavoro. Di seguito, il comunicato di Unia Ticino e Moesa.

"Ieri il Consigliere Federale Johann Schneider-Amman, rispondendo alle domande poste dai Consiglieri Nazionali Carobbio, Pantani e Quadri, ha confermato la decisione del Consiglio Federale del 6 dicembre scorso di escludere il Ticino dall’obbligatorietà generale del salario minimo del CCL delle Stazioni di Servizio. Questo, perché il salario definito dai partner sociali del settore (3'600.-- Fr. mensili lordi) non risponderebbe agli “interessi della minoranza ticinese.

Una decisione inaccettabile per il sindacato, perché calpesta la dignità del lavoro in Ticino, che non può essere considerata diversamente dal resto del paese. Una decisione, inoltre, che mette in pericolo la coesione sociale del paese, considerando che niente giustifica che al sud delle alpi non vigano le stesse condizioni minime che nelle altre regioni.

Una decisione, infine, ancora più incomprensibile oggi, alla lettura del Rapporto 2017 della SECO “sull’attuazione delle misure collaterali alla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione Europea”. A più riprese, il rapporto sottolinea come il Ticino sia il cantone maggiormente sotto pressione, dove sono svolti (e di gran lunga) il maggior numero di controlli. Quasi il 70% dei casi di dumping riscontrati sono in Ticino, oltre che nei cantoni di Ginevra e di Zurigo.

Il rapporto sottolinea in conclusione come “l’esecuzione [delle misure di accompagnamento] tenda verso un approccio orientato sui rischi rilevati nelle differenti regioni e nei differenti settori professionali del paese” .

Quindi, chi oggi sottolinea come sia necessario intervenire in modo “orientato”, concentrandosi quindi su settori e regioni più “a rischio” (eufemismo!), ieri rifiutava di applicare nel terziario ticinese quella che sicuramente è tra le misura di accompagnamento più importanti: l’obbligatorietà generale dei salari minimi dei contratti collettivi di lavoro. Chi ha detto, 'contraddittorio'?

Negli ultimi mesi più di un centinaio di lavoratori e lavoratrici del settore delle Stazioni di Servizio hanno firmato una petizione promossa dal Sindacato Unia per chiedere l’applicazione dei salari minimi previsti inizialmente, pour accettando una loro entrata in vigore progressiva nel corso dei prossimi anni. Il sindacato conferma la sua volontà di portare avanti questa richiesta, oggi ancora più di ieri legittima sotto ogni punto di vista.

Ne va della dignità del lavoro, ne va della dignità del Cantone, ne va della coesione nazionale".

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