
"Il Ticino ha svariati problemi? Bene, vediamo di risolverli facendo capo alle nostre forze. Ma mai e poi mai con un Ticino a statuto speciale!"
Il concetto è chiaro. Il granconsigliere PLR Giacomo Garzoli, tramite un volitivo scritto pubblicato su La Regione di oggi, biasima l'atteggiamento assunto dal Gran Consiglio ticinese, che con una maggioranza formata da 40 deputati di Verdi, PS, Lega e UDC ha accolto, settimana scorsa, l'iniziativa che chiede di rivendicare presso la Confederazione uno statuto speciale.
"Anche solo un minimo di fierezza mi impedisce di aderire a una proposta simile" scrive Garzoli. "Ora che la Svizzera ha espresso le stesse nostre preoccupazioni, noi dobbiamo richiedere di essere altro dalla Svizzera? È un'assurdità! Soprattutto in uno Stato federalista già di per sè fatto di particolarità e per le particolarità. Considero questa proposta, e la discussione avvenuta in Gran Consiglio settimana scorsa, un disonore per il nostro Cantone, che forse dovrebbe più spesso ricordarsi dei progressi raggiunti e delle sfide vinte con coraggio in passato."
Garzoli attacca poi la presunta vacuità della proposta lanciata da Sergio Savoia. "Alla precisa domanda, contenuta nel brillante intervento del collega Maurizio Agustoni (PPD), di indicare almeno quattro ambiti nei quali il Ticino necessiterebbe di maggiore autonomia dalla Confederazione rispetto a quanto già tuttora garantito dalla Costituzione e dalle leggi federali, Savoia si è sommessamente rinchiuso nella propria torre di avorio. Sarebbe troppo facile rispondere ora, a bocce ferme."
Garzoli, che è stato tra i 25 contrari in Parlamento e tra i 37 nomi di "nemici del Ticino" pubblicati da Savoia, termina il suo intervento chiedendo serietà. "Certe proposte necessitano innanzitutto di idee chiare, ma anche di spiegazioni profonde che devono poter sorgere spontaneamente, con immediatezza, altrimenti non sono altro che il frutto di improvvisazione e superficialità che di svizzero, e quindi anche di ticinese, non hanno proprio nulla."
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